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13/03/08

Con mio rammarico (ma era necessario, viste le condizioni in cui grava la didattica e l'assenza di buonumore e fiducia nell'insegnamento), lascio i cari allievi dell'Università della musica e voglio in questo sito, che continuerà ad essere il punto di incontro per ritrovare e scaricarei i file delle lezioni, ringraziarli tutti per l'affetto e la simpatia che mi hanno comunicato.

Da oggi potetre trovare sulla homepage (accanto alle citazioni), i links di due luoghi dove mi si può rintracciare, ossia l'associazione culturale Pensagramma (un piccolo ma salubre spazio di condivisione di conoscenza e di idee, oltre ad essere anche un'ottima sala prove, con servizio di prenotazione on-line e di hard disk recording, in cui mi occupo di corsi di basso, pianoforte, teoria e laboratori); lo spazio blog su musica, arte e tecnologie varie, il cosiddetto MATblog in cui ogni martedi ("Un martedì storico", questo il titolo della giornata dedicata) tradurrò ed offrirò del materiale per la continuazione del corso di Storia della musica (che verrà tenuto comunque, sotto la guida del mio amico Emanuele Flandoli).

Veniamo ai files di oggi:

Storia della musica Lezione 9 (Musica latino-americana e canzone italiana da inizio '900 alla Seconda guerra mondiale)

Per i miei allievi bassisti del corso di tecnica:

Tecnica I-II (versione in pdf del testo cartaceo)

Per coloro che seguivano il corso di Ear Training:

Il colore del suono, David Burge

 

Grazie a tutti di cuore!

Davide De Caprio

 

06/03/08

L'importanza del colore musicale.pdf (Secondo capitolo del testo di David Burge)

Storia della musica Lezione 8 completa (Terza e ultima parte delle lezioni sul musical)

12/02/08

Di seguito troverete i file delle lezioni svolte questo pomeriggio (ho inserito due cartelle .rar comprensive di power point, immagini ed audio). La prossima settimana sarò assente e le lezioni riprenderanno regolarmente il 27 febbraio:

Ear Training Lezione 8 (Lezione preparativa al lavoro pratico dell'allenamento dell'udito).

Storia della musica Lezione 8 (Prima e seconda parte delle lezioni sul musical).

buono studio!

Davide De Caprio

 

6/02/08

Un po in ritardo ma ecco di seguito i files delle lezioni svolte in queste due settimane:

Ear Training Lezione 7 (I timbri degli strumenti musicali)

Ear Training Ascolti Lezione 7 (Singoli strumenti in contesto orchestrale)

Storia della musica Lezione 7 (la Swing Era)

Storia della musica Ascolti Lezione 7 (la Swing Era)

Storia della musica Lezione 8 (Le origini del musical)

Davide De Caprio

 

24/01/08

Volevo informare tutti i partecipanti al corso di Storia della musica che dalla prossima settimana la lezione si terrà in un'unica fascia oraria (dalle 15:00 alle 17:00), anziché in due sedute da un'ora e mezza l'una. Di seguito il materiale degli argomenti trattati mercoledì scorso:

Storia della musica Lezione 6

Storia della musica Ascolti 6

Ear Training Lezione 6

Davide De Caprio

16/01/08

Ben ritrovati, di seguito troverete i links della lezione odierna di Storia della musica. Per la lezioni di Ear Training (Lezione 6) sto preparando un file più grande che contenga sia le notizie storiche di armonia sia una dettagliata spiegazione degli elementi dell'analisi armonica canonica (argomento della prossima lezione). Per questa settimana potete scaricare una serie di ascolti sull'evoluzione della tessitura armonica (da Gesualdo a Stravinskij):

Ear Training Ascolti 6 (prima parte)

Storia della Musica Lezione 5

Storia della Musica Ascolti 5

20/12/07

Oggi ho tenuto un seminario sul sistema uditivo e la percezione del suono alla Facoltà di Filosofia La Sapienza, nell'ambito del corso di Storia della Scienza del professore Giorgio Stabile. Ecco il Power Point della lezione:

Sistema uditivo

Dopo una settimana di sosta per problemi organizzativi sono riprese regolarmente le lezioni presso l'Università della Musica. Di seguito i file delle lezioni e le cartelle in .rar degli ascolti:

Ear Training Lezione 5

Ear Training Ascolti 5

Ear Training pdf 5

Storia della musica Lezione 4

Storia della musica Ascolti 4

Vi auguro buone feste

Davide De Caprio

 

5/12/07

Ear Training Lezione 4

Ear Training ascolti 4

Purtroppo per problemi organizzativi dell'UM non si sono potute tenere le lezioni di Storia della Musica (cercheremo di recuperarle strada facendo).

Davide De Caprio

28/11/07

Ear Training Lezione 3

Storia della musica Lezione 3

Come promesso ho caricato anche degli ascolti per le lezioni di Ear Training e Storia della musica:

Ear Training ascolti 3

Storia della musica ascolti 3

Davide De Caprio

27/11/07

La lezione di Ear Training del martedì (17:00-18:00) è stata cancellata per motivi di disponibilità personale. Perciò chi volesse comunque seguire il corso o spostare l'orario è pregato di comunicarmelo tramite mail (david.decaprio@virgiliio.it).

Orario deifitivo Ear Training: mercoledì 13:00/14:00

Davide De Caprio

22/11/07

Ear Training Lezione 2

Passi del De Institutione musica di Boezio in pdf:

Chi è il musico?

I suoni e gli elementi della musica

Tre specie di musica

Storia della musica Lezione 2

15/11/07

Materiale ed orari definitivi delle lezioni di Ear Traning e Storia della musica:

Ear Training Lezione 1 orari: martedì 17:00/18:00 mercoledì 13:00/14:00 aula 10.

Articolo "Percezione immediata e armonia: da Platone a Boezio"

Storia della musica Lezione 1 orari: mercoledì 15:00/16:30 primo gruppo 16:30/18:00 secondo gruppo, tutti in auditorium.

Sto preparando per entrambi i corsi una serie di compilation audio di quello che ascoltiamo a lezione. La distribuzione sarà fatta o via penna dati oppure sempre tramite il mio sito per chi ha tempo di scaricare via internet.

Buon lavoro

Davide De Caprio

 

08/11/07

Potete scaricare il materiale delle lezioni di Ear Training e Storia della musica tramite i seguenti link (i file sono in Power Point):

Ear Training Lezione 0

Storia della musica Lezione 0

Articolo di introduzione allo Ear Training: "Appunti di Ear Training"

Buon lavoro

Davide De Caprio

06/11/07

Avviso importante:

corsi e giorni in cui sarò presente all'Università della musica (anno 2007-2008)

Tecnica del basso elettrico (lunedì dalle 16:00) aula 2

Ear Training (mercoledì dalle 13:00) aula 10

Storia della musica (mercoledì dalle 16:00) auditorium

Per facilitare lo scambio di materiale questo sito sarà adibito nella sezione Database per le informazioni ed i programmi dei corsi.

A presto

Davide De Caprio

20/06/07

E' uscito il mio primo libro, una raccolta di poesie dell' adolescenza scritte per il web ed ora riunite in 50 pagine dalla Libroitaliano:

Domenica 24 giugno suonerò alla presentazione del primo disco di Evandro Gabrieli "Sei Gradi Di Sperazione", di cui ho curato l'arrrangiamento, presso la libreria Bibli di Roma:

 

4/05/07

Mr.Bawer ci fa ripercorrere la storia di Pim Fortuyn, scrittore, sociologo e politico, asssasinato in una Olanda ormai simbolo irrimediabile della caduta dell'identità di una Europa dprmiente:

"Many political assassinations leave behind haunting questions. How would Reconstruction have gone under Lincoln? Could the Vietnam debacle have been avoided if President Kennedy had lived? Five years after Fortuyn's murder, it can feel as if Volkert van der Graaf robbed Europe not only of a brilliant champion of liberty, but of its one great chance to save itself before it's too late." The New York Sun

Bruce Bawer è autore del libro While Europe Slept

02/05/07

Parliamo del male, della teconologia e del volto umano

Consigli di un giovane ai giovani sulla perdita del senso (prima parte)

Non voglio risolvere alcun problema, né accresce questioni ma aprire un dibattito nel cuore di tutte le persone che si domandano perché il mondo va in un certo modo e quale sia il nostro compito, ovvero il compito di giovani studiosi attenti ai problemi e mai soddisfatti della prima versione di un evento.

Poiché la materia è lunga e richiede il coraggio di esporsi in maniere totale e perenne voglio inoltrarmi su tre punti fondamentali che dispiegherò nel corso di queste settimane: il male, la tecnologia e il volto umano.

La prima obiezione che mi si può fare è perché scrivo in un blog di mia iniziativa, che tratta ti arte e di scienza, questioni che entrano nel merito di problematiche universali.Fin dal primo articolo che ho scritto ho voluto far notare che il perno centrale delle questioni che girano intorno ad un tale progetto è sì la scienza, ma quella che si interroga sulla sua natura e sui suoi scopi.

Di fronte a questa considerazione di ciò che viene dichiarato scientifico pongo il problema che viene sempre più eliminato dalle questioni scientifiche: la fede, la credenza, la questione della verità e le questioni ultime della conoscenza. Non dico che la scienza le abbia disconosciute, ma anzi che le manovri con così grande facilità da averle superate e deglutite in nome dell’utilità dei suoi mezzi.

Cosa c’entra il male se si può eliminarlo in modo tecnico? Cosa c’entra oltretutto il vuoto e la perdita di senso, se si riduce l’evoluzione del mondo a qualcosa di spiegabile in sé?

Bene, sappiamo tutti che il giovane medio italiano nella maggior parte dei casi non si schiera da nessuna parte, è disincantato, addirittura da alcuni sondaggi che leggo oggi (1 maggio 2007), su Repubblica, è molto labile, sospeso tra più identità, compresso nel gruppo e nella rete di amicizie scolastiche e comitive mutanti, in una sorta di rapporto familiare con l’altro ma senza la vecchia istituzione della famiglia, al di fuori del recinto di casa: poiché è la comitiva la casa o l’identità che man mano viene a costruirsi.

Senza fare moralismi, la mia generazione, quella dei ventenni di oggi, ha in parte virato verso questo fenomeno nuovo e in parte se ne è allontanata, per motivi sia culturali sia per una entrata veloce nel mondo del lavoro. La generazione dei ventenni di oggi ha però le stesse caratteristiche del dinamismo destra-sinistra dei nostri padri, conservatori e rivoluzionari. Quella parte che è stata traghettata verso un nuovo concetto di filiazione tra coetanei ha fatto entrate all’interno di un tale dualismo anche il fenomeno della stasi, dell’assenza di polarità, producendo quello che a ragione si è chiamato“disincanto”.

Era normale che tra una dicotomia delle ideologie forti (sempre però all’interno di una costruzione in molti casi antica di famiglia, in entrambi gli schieramenti) e una assenza di queste si venisse a creare una originale ideologia, che media tra le due e si pone come uno stimolo forte o un impulso alla costruzione dell’ ideale di legalità e pulizia nel mondo, nei fatti, nei confronti della storia e dell’educazione di chi ci conduce in modo becero (nel nostro paese e fuori).

Quello che sto scrivendo da quale ventenne proviene? Di quale mistura voglio impastare il mio quesito e la mia riflessione?

L’indole del mio status è quella dell’osservatore e dello studioso, che ancora crede e vive nell’idea della filiazione familiare antica e nell’idea (mai ideologia) della ricerca di una identità: attenzione, la ricerca non è una poltrona d’oro, non è un lasciapassare per la stasi, ma è una tensione verso alcuni principi che man mano possono anche venir cambiati, ma in nome di una onestà intellettuale e di un pensiero attivo, non come quello di una identità che si dichiara fin dalla sua nascita come passiva ed imperturbabile (uno scetticismo delle tribù e delle comitive nell’adolescente medio oppure un disfattismo alla ricerca delle sue prede, tipico del ventenne che si dichiara non tanto apolitico ma legalmente nella giusta idea di real politic).

Veniamo allora al dunque, al male in primis. I fatti tragici non li vediamo più come un simbolo dell’oscurità, l’uomo moderno e secolarizzato, informato o non, non percepisce più l’attuale come se fosse all’interno di un mondo che contiene il male. Ciò che una volta era peccato oggi è biologia, mancata applicazione di una regola, immagine da scaricare se volete, tecnicismo dell’azione umana, in pratica un evento spiegabile non più per mezzo di una entità che è al di là dell’uomo ma solamente comprensibile attraverso il metro di giudizio dell’uomo isolato nei suoi fenomeni.

Ciò che è più grave inoltre è che il male, in questa sua completa risoluzione, non si pone più come una domanda ma come una risposta alla quale rispondere senza alcun tentennamento. Se il male può essere codificato, essere chiarito in modo efficace, esserne trovate le radici della sua essenza, allora l’uomo può anche estirparlo, sempre in modo tecnico, in nome del piacere, della soddisfazione e del ludibrio, addirittura usufruendo del male stesso come mezzo per mettere da parte il dolore (l’aborto, pillola abortiva, eutanasia, esperimenti su embrioni), quello si il vero volto di ciò che deve essere evitato. Sono un conservatore? Sono un clericale? La mia posizione cerca di guardare nei fatti, facendo una autopsia al progresso e constatare come il problema del male sia sempre in noi avvertibile in ciò che è visibile (perché è dato dall’informazione, dal giornale, dal video) mentre lo escludiamo in ciò che è invisibile o che opera attraverso la lente dell’infallibilità (non quella ex chatedra Petri, ma quella dello scienziato cartesiano ed ateista allo stesso tempo).

“La riflessione filosofica contemporanea considera la reale possibilità del superamento del male. La secolarizzazione ha portato al massimo la convinzione che l’uomo possa vincere il male con le sue conoscenze scientifiche, le sue conquiste tecniche e con la cooperazione internazionale globalizzata” (Angelo Amato, Segretario della congregazione per la Dottrina della fede)

Perché la filosofia contemporanea, nella sua veste di conoscenza più alta, quella discorsiva, quella che si batte tra prove e controprove esclude il problema dell’esistenza del male proprio nei tempi moderni, quando è stata sempre al centro delle discussioni metafisiche, da Leibniz a Paul Ricoeur ?

Dietro questa esclusione ed allo stesso tempo incapacità di dare una pur minima identificazione al male, c’è la stessa preoccupazione che Kant esprimeva per la fine della metafisica nell’epoca della critica dei saperi scientifici. La metafisica era rimasta nell’indifferenza, si era arenata e non riusciva a rinvigorirsi attraverso quel mutamento di metodo che la matematica e la fisica avevano attuato attraverso una chiara distinzione dei loro oggetti e della loro estensione:

“E’ vano infatti fingere indifferenza nei riguardi di indagini del genere, il cui oggetto non può mai essere indifferente alla natura umana. Gli stessi presunti indifferenti, anche se cercano di mimetizzarsi dando un tono popolare al linguaggio di storia, tosto che pensano qualcosa, finiscono inevitabilmente per cadere in quelle affermazioni metafisiche verso cui ostentavano tanto spregio.” (Emanuele Kant, Prefazione alla prima edizione della Critica della ragion pura)

Ma il filosofo di Konigsberg è importante anche perché ha scisso la questione della fede e della ragione, separando i due piani e indirizzandoli verso due tipi ragioni, rispettivamente una pratica ed una pura. Ritorneremo su questo punto per analizzare il rapporto tra fides e ratio, nella possibilità di un loro incontro e non di un loro scontro, in cui il controllo della tecnologia è il sintomo della nostra razionalità più matura e non più oscurantista.

A chi bisogna riferirci per porre i fatti in una luce diversa, per rispondere alla sfida che il male ci rilancia sempre, ad ogni mossa, come se la tentazione del diavolo a Cristo nel deserto fosse una partita che si rinnova sempre, e sembrerebbe non avere fine?

Il mio consiglio è quello di non disprezzare, ma anzi seguire nell’attuale l’insegnamento di qualcosa che sempre più riteniamo come passato e come ridicolo: la morale giudaico-cristiana. Non credo che possa piacere a tutti una cultura secolarizzata che pensa di vivere come se il male non ci fosse. Forse non tutti sono d’accordo sul fatto che oggi la modernità non voglia più convivere con esso ma si sforzi per combatterlo. Personalmente credo di no, e la risposta sta proprio nell’onestà di comprendere il consiglio suddetto come una radice della nostre comprensione dell’attuale.

Una delle campagne più grandi dell’ateismo e dello scientismo che si è diffuso nella secolarizzazione moderna è che l’uomo grazie alla tecnologia possa essere libero di agire secondo la sua propria natura, avendo smascherato chi fosse il vero male che non permetteva all’uomo di poter godere l’esperienza della vita.

La liberazione dall’idea che l’entità del male è un elemento materiale estirpabile e secondario (un software a cui possiamo accedere come ad una pagina di un libro giallo sull’omicidio di Cogne, un gioco da poter filmare e scambiare tra coetanei per telefonino, una strage ad una università bollata come semplice diffusione di armi in un paese in cui il possesso di un’arma è un diritto, le maestre di Rignano Flaminio subito bollate di pedofilia senza conoscere i fatti ma solo attraverso testimonianze prima di un processo), pone chi lo considera come qualcosa di spirituale, di oltre umano, del male come qualcosa che supera il singolo e va a rappresentare un potere che si annida nelle opinioni false e nella vita mediatica (una atmosfera o una coltre diffusa che non è un mero difetto o disturbo dei nostri geni) , in uno stato di inattualità, come se il Vangelo e l’Antico Testamento non fossero adatti a spiegare meglio il male di come lo facciamo noi, presunti laici, atei, in cima ad una montagna a guardare in basso come ad uno stato iniziale oramai inutile arrivati in vetta.

“Personalmente mi rifiuto di vedere nel cristianesimo una qualunque forma di invito alla rassegnazione, anzi lo considero un appello straordinario alla volontà e alla libertà dell’uomo. Scorrendo le pagine dei Vangeli, si vede quanto spazio abbia lasciato il Cristianesimo alla libera scelta di ognuno, dall’invito a seguirlo rivolto al giovane ricco all’atteggiamento verso i suoi discepoli. Del resto, se le società cristiane si sono evolute di più delle altre nel corso della storia, non è forse a causa di questa scintilla? Secondo il cristianesimo, la storia degli uomini, pur avendo un suo senso, non è già stata scritta. Al contrario, questa religione rifiuta qualunque idea di fatalità o destino, a vantaggio dell’esercizio della libertà e della responsabilità dell’uomo, aiutato dallo Spirito.” (René Rémond, accademico di Francia, “Il nuovo anticristianesimo”)

Oggi sbirciando nel concerto del primo Maggio a Roma, ho sentito il presentatore nell’anteprima che ironicamente scherzava sulla Chiesa e l’evoluzionismo: la Chiesa non si è evoluta ecco perché ce l’ha con l’evoluzionismo. Spero che alla mente ed al cuore di noi giovani attenti questa rimanga una battuta (anche se per molti è una certezza). Il mio atteggiamento non è quello di dovermi e dovervi convertire al cattolicesimo, ma di non considerarlo come estraneo ai tempi che viviamo, come ad una storiella di cui si mette in dubbio anche l’origine (Odifreddi) o si vagheggia su matrimoni della Maddalena (Dan Brown).

L’avvento di un Papa teologo come Ratzinger non è un assalto alla comprensione di ciò che è bene o che è male, ma una grande opportunità per noi studiosi di confrontare la nostra ragione che spiega i fatti con chi invece scrive e ha scritto tesi sulla conciliazione tra fede e ragione, tra il Dio dei filosofi e il Dio della fede, tra l’attuale e l’inattuale.

Ma soprattutto credo che il nostro pensiero sia un pensiero debole, che ha paura del male ma crede che esso si sia evoluto e faccia parte del caso. Se questo fosse il metro di giudizio allora non credo che i problemi del mondo possano essere risolti, anzi la risoluzione dei problemi a cui tutta la conoscenza viene assimilata in un adattamento continuo al caso, non si potrebbe porre il problema del male, perché esso è di per sé spiegabile: è infatti un problema come gli altri e risolvibile come un problema matematico.

Da giovane che dialoga con altri giovani spero che il male non sia posto come una questione qualunque, ma come un quesito metafisico, alto, da temere per comprendere, da considerare come al di là della razionalità per essere risolto nelle sue conseguenze terrene: tra la facilità del male e dei fatti e la profondità del mondo opto per la seconda, ma sempre con la coscienza kantiana di non poter dominare un campo così radicale attraverso la sola ragione ma servendomi della ratzingeriana armonia con il campo della fede.

05/04/07

Non è stato un quid pro quo ma il pazzo di Theran ha inferto una dura sconfitta alla diplomazia di Blair e dei suoi alleati tutti.

Anche l'editoriale del New York Sun rimane duro sulla liberazione per nulla scambiata, come si vorrebbe far credere, per una soluzione diplomaticamente neutra ed incidentale. Ci serva da lezione sia per non liberare più ostaggi sia per essere pronti a rispondere più severamente a chi imprigiona i nostri alleati:

" The Twelfth Imam hasn't yet surfaced publicly, and these columns do not count themselves enemies of Shia Islam. But we find it hard to read a quid pro quo of any sort in the case of the royal marines as anything but a defeat for the Atlantic alliance and a win for the madman. Perhaps once the marines have returned home safely, Prime Minister Blair will turn his thoughts to working with his allies to make the kidnappers pay a heavy price"

Liberati i 15 soldati britannici: un atto di diplomazia? no, è solo un bel gioco di prestigio (in cui noi siamo i conigli).

Un colpo di scena messo in atto dal circense Mahmoud Ahmadinejad ci regala gli ostaggi europei britannici. La domanda che si rivolge la stampa inglese in queste ore (domanda che si rivolgerà l'Europa intera si spera) è come mai questa liberazione, perchè in così poco tempo, ed anche quale legame ha ciò con la strategia delle 48 ore di Blair e della sua calma fermezza, ma soprattattutto quale connotazione strategica può scaturire da un atto che domani suoi giornali verrà commentato come esempio di vera diplomazia e lungimimarente azione politica?:

"Mahmoud Ahmadinejad certainly has a sense of political theatre. After droning on about American and British perfidy for about an hour at his press conference today, the Iranian president pulled a rabbit out of the proverbial rabbit and announced a "gift" to the British people: the release of the 15 British naval personnel held by Iran" Mark Tran

"After these appearances, Mr Larijani clearly calculated that his country had extracted the maximum benefit from holding the captives and the time to release them was approaching. In the grandeur of her office on Tuesday, Mrs Beckett urged caution in "assuming that we're likely to see a very swift end to this crisis". At that moment, Sir Nigel was about to hold his critical talks with Mr Larijani. Syria, Iran's main ally in the Middle East, announced that it was trying to resolve the situation. Qatar, a friend of Britain in the Gulf and near neighbour of Iran, was also helping. A grave diplomatic crisis was resolved with a speed that surprised everyone - except Sir Nigel and Mr Larijani." David Blaire

"So what caused this sudden turn about?

Certainly Mr Ahmadinejad has not suddenly gone soft on the West. Most of his press conference yesterday was taken up with a diatribe against America and Britain, who were blamed for most of Iran’s historical setbacks and most of its current ills.

He also repeated the claim that the captured Britons had entered Iranian waters illegally. To reinforce the point he pinned a medal to the chest of the Iranian officer responsible for capturing them.

The only possible explanation is that the release was ordered by Ayatollah Ali Khamenei, Iran’s Supreme leader, who has so far not spoken publicly about the 13-day crisis." Richard Beeston

Un fatto è piano di tanti fatti, un regalo, una medaglia regalata alla guardia costiera iraniana, una pubblica concessione e una pubblica umiliazione: non sono questi esempi di una nazione che pretende di poter perdonare e di avere l' ultima parola su tutto? Non è questa la nazione che fa le notizie, che le promulga sotto forma mediatica e le riempie di grandeur o di semplice gioco strategico per non impelagarsi in ulteriori restrizioni contro il nucleare?

L'Europa e gli europei si pongano queste domande e cerchino di imparare d'ora in poi a chiudere sempre più ogni rapporto con questa mina vagante e folle, questa madrassa impazzata e gravida di suicidi, coltivata e immolata nel nome della cancellazione di Israele.

E' il gioco del gatto con il topo, per ora il gatto si è divertito ma è il momento che il topo si inventi una via di fuga più reale, attiva e responsabile.

Timeo Danaos et dona ferentes: Europa ascolta il Laocoonte di Virgilio e chiudi le porte a questo nuovo cavallo di Troia, poichè non è nè caso nè strategia ragionevole a farlo avanzare, ma una cultura a noi nemica e difficilmente propensa al dono senza sè e senza ma, il dono democratico pacifista e neutralizzante.

Altro che 300, altro che Persiani o Spartani che dir si voglia, qui siamo di fronte a degli Achei forti delle loro convinzioni, dei loro eroi e dei loro dei protettori: il loro motto è il do ut des preso all' inverso, dalla parte dell' uomo che combatte come un dio e che porta il suo messaggio in ogni atto della sua vita ed in ogni segno senza motivo della sua pseudodiplomazia.

Davide De Caprio

 

3/04/07

Tre buoni motivi per non dirci europei (o per chiudere l'ONU)

Siamo seri, siamo di buon senso e non cerchiamo di credere che sia utile il comportamento delle Nazioni Unite di fronte ai problemi della nostra società, della nostra identità e della nostra cultura. A fronte di un dialogo sempre aperto, le proposte che provengono da questo palazzo non rispondono adeguatamente al nostro tempo. Accettazione delle radici cristiane, libertà alle vignette satiriche anti-islam, ammissione del genocidio in Darfur, lapidazione dei gay, e in ultimo la deplorazione dell'arresto umiliante dei 15 marinai britannici: l' ONU non concorda e non accetta nulla di tutto ciò ma si sforza solo di esprimere una "grave preoccupazione".

Oggi Mark Steyn dal New York Sun si chiede se un tale organismo sia necessario ( " Is the U.N. Necessary ?" ):

"But this is a season of anniversaries. A few days ago, the European Union was celebrating its 50th birthday with the usual lame-o Euro-boosterism. I said up above that the 15 hostages are "British subjects." But, as a point of law, they are also "citizens of the European Union."

Even Oxford and Hoover's Timothy Garton Ash, one of the most indefatigable of those Euro-boosters, seemed to recognize the Iranian action was a challenge to Europe's pretensions. "15 Europeans were kidnapped from Iraqi territorial waters by Iranian Revolutionary Guards," he wrote. "Those 14 European men and one European woman have been held at an undisclosed location for nearly a week, interrogated, denied consular access, but shown on Iranian television, with one of them making a staged ‘confession,' clearly under duress. So if Europe is as it claims to be, what's it going to do about it?"

La risposta dell' Europa ci dice Steyn è quella di non fare "niente".

E questa laconica e lapidaria risposta è seguita da ben più gravi atti di incoscienza e di nichilistico silenzio:

I diritti umani preservati dall' ONU ( difendere la fede islamica e gli atti dei suoi rappresentanti)

"The statement proposed by the Organization of Islamic Conference addressed what it called a "campaign" against Muslim minorities and the Islamic religion around the world since the Sept. 11, 2001 terrorist attacks on the United States.

The resolution, which was opposed by a number of other non-Muslim countries, "expresses deep concern at attempts to identify Islam with terrorism, violence and human rights violations."

It makes no mention of any other religion besides Islam, but urges countries "to take resolute action to prohibit the dissemination of racist and xenophobic ideas and material aimed at any religion or its followers that constitute incitement and religious hatred, hostility, or violence." ELIANE ENGELER

" has enacted one resolution after another condemning one single state: Israel. In eight pronouncements—and there will be three more this session—Hamas and Hezbollah have been granted impunity. The entire rest of the world—millions upon millions of victims, in 191 countries—continue to go ignored.

So yes, this Council is doing something. And the Middle East dictators who orchestrate this campaign will tell you it is a very good thing. That they seek to protect human rights, Palestinian rights.

So too, the racist murderers and rapists of Darfur women tell us they care about the rights of Palestinian women; the occupiers of Tibet care about the occupied; and the butchers of Muslims in Chechnya care about Muslims.

But do these self-proclaimed defenders truly care about Palestinian rights?

Let us consider the past few months. More than 130 Palestinians were killed by Palestinian forces. This is three times the combined total that were the pretext for calling special sessions against Israel in July and November. Yet the champions of Palestinian rights—Ahmadinejad, Assad, Khaddafi, John Dugard—they say nothing. Little 3-year-old boy Salam Balousha and his two brothers were murdered in their car by Prime Minister Haniyeh’s troops. Why has this Council chosen silence?" UN WATCH

Credo sia chiaro a tutti che un tale pericoloso strumento rappresenta la porta del disfacimento e in generale un inservibile mezzo di riflessione, poichè questo rappresenta, ossia un mezzo che non incide ma dialoga soltanto utilizzanto la parola senza strategia e senza messaggio, degno rappresentate del pacifismo senza frontiere, vuoto perchè scetticco fino all' osso.

E' il demone e il frutto più pericoloso del dopoguerra, una speranza che non si fonda su radici comuni ma sull'accettazione di molte idee e di poche risposte.

Sono contento che non ammetta le radici cristiane, poichè sarebbero inopportune e senza criterio farle rientrare in un tale sistema dell' etica da supermerkato, che impone restrizioni al mercato di iTunes prostrandosi agli interessi di Russia e Cina (rispettivamente nel caso Iran e nel Darfur).

Un vuoto che avanza non ha il diritto di avere alcune radici di sorta, e per questo di vivere nel caso e di interpretarlo nel migliore dei modi: dialogando con esso senza mai imporre un "caso".

Che si venga a produrre questo è totalmente leggittimo ma non voglio sottoscriverlo e invito chiunque a diffidare di questa Europa vigliacca, senza storia e senza scopi (che non siano di mercato).

Chiudo con le parole del saggio Churchill citato da Steyn nel suo aimè attualissimo articolo sulla nostra vecchia Europa pasticciona (e dannosa):

"It is better to be making the news than taking it," wrote Winston Churchill in 1898. But his successors have gotten used to taking it, and the men who make the news well understand that" Mark Steyn New York Sun

Davide De Caprio

29/03/07

Come vendere la musica: nuove e vecchie idee

Sarebbe meglio dire come selezionare il gusto, oppure come il gusto del vendere cambi utilizzando sempre uno stesso prodotto o una stessa tecnica di produzione.

Le nuove radio digitali offrono servizi che ormai rendono l'ascolto completamente al servizio di che vuole ascoltare, selezionando il gusto e creando una sorta di blog dell' udito, un template della scelta del nostro sentire.

Chi più in regola con le royalty come Pandora e Last.fm, chi si limita a fornire library come Goombah e Mog, le radio web riorientano e risolvono a loro modo (e a nostro piacimento) il gusto del nuovo sentire:

Imagine if YouTube knew what songs were in your music collection,” said Mog’s chief executive, David Hyman. “It’s the ultimate mash-up.” New York Times

Ma rimane in ultimo la possibilità di far rivivere e rinnovare il vecchio formato del suono, quello dei CD?

Slate ci mostra come dalle litanie della morte del CD si possa scrutare un profondo cambiamento e adattamento del mercato e delle catene di nuovi negozi che, sia sul web che sulla terra, sfruttano le tecniche e i servizi della concorrenza del "nuovo" gusto:

In the case of Starbucks, the economics of selling CDs are even more compelling. With its 14,000-odd outlets, the company already has a massive, highly profitable retail channel that generates immense foot traffic daily. Each store is conveniently outfitted with counters, which are ideal for stocking a variety of noncoffee products that have mass appeal: chocolates, books, and CDs.

Davide De Caprio

27/03/07

Finalmente on-line il blog da me diretto: The MATblog.

Perchè il Darfur non può diventare come il Kosovo?

Un editoriale del Washington Post ci spiega perchè il genocidio non può protarsi all'infinito e come l' Europa dovrebbe dare ascolto alle proposte di Blair e rifiutare quelle di Cina ed Egitto.

Anche se improbabile per la grandezza di uno stato come il Darfur (una no-fly zone che ricopre la Francia), la prospettiva di una punizione contro la violazione di un tale "caveat"da parte di Khartoum rappresenterebbe una buona strategia per l'occidente riporta il Gurdian: "The government in Khartoum is using its air force to bomb its own civilians and to resupply its troops and allied militias killing its own people. That's a pretty good reason for a no-fly zone," Andrew Stroehlein, the ICG's media director.

Davide De Caprio

23/03/07

L'occindetale orientamento quotidiano

E' partito un nuovo giornale on-line diretto da Giancarlo Loquenzi, molto ben curato, a mò di blog. Auguri!

L'occidente che non guarda l'oriente: sull'impossibilità del dialogo

La tv palestinese di stato al Aqsa Tv, lo sato tleggittimo, ha mandato in onda una intervesta a due bambini la cui mamma si è fatta esplodere martoriando cinque ebrei, i quali sicuramente sono andati all'inferno mentre la coraggiosa kamikaze sarebbe filata dritta in paradiso. Questo è il messaggio del governo palestinese, questa è la sua cultura, questo è il partner con cui dialogare, in cui la religione si fa veramente politica, anzi è la sua anima e la sua fonte. Spero che l'Occidente si guardi dal dare credito a una tale "democrazia" (non conta quanti votano ma cosa si vota e quale ideale venga propugnato, senza ipostatizzare la folla come suggello di un possibilee giusto interlocutore politico) e non accetti il dialogo con chi disprezza il valore della vita o peggio proponga una cultura che spinge alla coazione alla morte, nella speranza del Paradiso e anche della caduta di Israele: una non religione basata sul sacrificio, una mitologia che non è mai entrata essenzialmente nello stato cosiddetto civile ed illuminato, prevalentemente ai primordi del Medioevo.

L'intervista (fonte Memri)

Interviewer: "Let's talk with the two children of the jihad-fighting martyrdom-seeker Rim Al-Riyashi, Dhoha and Muhammad. Dhoha, you love Mama, right? Where did Mama go?"

Dhoha: "To Paradise." Interviewer: "What did Mama do?" Dhoha: "She committed martyrdom." Interviewer: "She killed Jews, right?" Interviewer: "How many did she kill, Muhammad?" Muhammad: "Huh?"Interviewer: "How many Jews did Mama kill?"Muhammad: "This many... "Interviewer: "How many is that?"Muhammad: "Five."Interviewer: "Do you love Mama? Do you miss Mama?"Where is Mama, Muhammad?"Muhammad: "In Paradise."Interviewer: "Dhoha, what would you like to recite for us?"Dhoha: "In the name of Allah the Merciful the Compassionate: 'When comes the help of Allah, and victory, and you see people entering the religion of Allah in troops, then celebrate the praise of your Lord, and ask His forgiveness, for He is ever ready to show mercy.'"

René Girard intervistato dal Foglio il 20/03/07 (sul significato della dimensione religiosa): "...è questa l'essenza dell'esistenza umana, è l'origine della proibizione dei sacrifici e della violenza. Dove si è dissolta la religione, lì è iniziato un processo di decomposizione...L'uomo è la specie che può sempre distruggere se stessa. Per questo ha creato la religione...Essendo la negazione della mitologia, il cristianesimo splende nel momento in cui il nostro mondo si riempie di nuove mitologie sacrificali. Nel crisianesimo, anziché assumere il punto di vista della folla, si assume quello della vittima innocente. Si tratta di un capovolgimento dello schema arcaico. E di un esaurimento della violenza".

Riscoprendo il cuore di tenebra

Rivisto e visibile oggi a Manhattan uno dei film più problematici e al di là della ragione del maestro Werner Herzog, interpretato da Klaus Kinski: "Cobra verde". Sembra quasi che si stia riscoprendo un cinema che lo stesso Herzog ha ormai nelle ultime opere dimenticato. Ma il tempo di un autore (e soprattutto in questo caso di un artigiano del cinema che filma la natura umana senza fingerla) è irrimediabilmente uno scrollarsi di dosso l'ossessione senza mai perderla di vista ad ogni fotogramma, anche del più innocuo documentario. Lo sguorda di Herzog è gravido di una tenebra latente e riflettente, come un cuore di vetro, invisibile, distaccato, filosoficamente rassegnato: il suo cinema, con veemenza o con silenzio, ne ha sempre dato una significativa e impenetrabile lezione.

 

La complessità minuscola

Dall'alfabeto al thermal microrheology ossia gli sviluppi della creazione di un mondo parallelo e irrangiungibile, dei soft materials, delle cellule che non si vedono ma si vorrà un giorno denominare ed archiviare. E' l'era del corpo che si ripiega in se stesso e non più proiettandosi al di fuori delle sue membra: dall'orientamento nello spazio all' orientamento d'interni.

22/03/07

Come e quando donare tre dimensioni?

Due notizie mi colpiscono e ve le riporto; una riguarda un quadro di Rothko e la storia di un creativo donatore come David Rockefeller: "Its not always my taste, but I’m always open to seeing what’s new."

L'altra prende spunto da alcune "visioni" impossibili, giochi di illusione che sfruttano il piano tridimensionale, per provare a capire come si sviluppa e a quale stadio preciso la nostra percezione riesca a rilevare la struttura delle immagini e la loro ambiguità: "...provide important insights into the development of mechanisms for processing pictorial depth cues that allow adults to extract 3D structure from pictures of objects".

Nuove cose

Digitando www.lenoardodigitale.com potrete consultare il primo archivio Italiano di storia della tecnica e della scienza, in cui consultare digitalmente i testi della Biblioteca Comunale Leonardiana di Vinci ossia le opere di Leonardo a partire dal 1651. Per visitarlo basta associarsi gratuitamente sulla pagina principale.

Non conoscevo e vi consiglio di ascoltare i lavori e gli strumenti prodotti dalla compositrice giapponese Miya Masaoka, la quale gioca con i suoni della natura (suoni analogici a tutti gli effetti!), con le immagini e i movimenti di animali, con le piante e con i sogni delle persone. Una grande ricercatrice dei fenomeni acustici.

Davide De Caprio

 

19/03/07

Hi guys and well found again,

I have passed a period really full of studies and lives, in which the time to daily adjourn is almost never introduced.

I want however you to communicate an interesting lived musical experience on last March 10 when I have recorded a dvd with Franco Califano. The beauty of the to play is especially in the cohesion with the colleagues (and at times friends) and in the conviction of the job that is developed.

The experience of a recording (double session or rather study and live) it never goes cultivated and pursues in the solitary conviction to individually do well.

I am convinced that when you works for others that for itself same, the sonorous material, in virtue of its physical production (as well as of its sensitive fruition), has to be shared as turned to others and involved in others.

To be turned to others is simply not symptom of respect for the public but above all of humility towards the musicians with which you works. A team of people cannot collaborate only for a practical purpose (as that of a benefit to evening), but a team succeeds in its assignment if it is motivated from its free choice to work for a project. And what project doesn't have in itself its greatest result if not what to learn to pick up material, to distribute it, to assimilate it, to get by it, to make it enjoyable, perceptible as done well ,et cetera.

This is the job of the committed musician for others, or rather to make the "other" a field of study, a moment of search and of involvement of ideas.

To have involved "in others", it is above all instead to point out the optimal sonorous surrender towards who assists to a performance, the being serene towards a public, the being happy on the stage and the to play with a treatment of pieces, with a obbligato particular, to make to be seen ready and above all to make themselves "to see" as if you was playing a match of soccer.

The music in its practical lapel has a part of laboratory of research (essential preparatory part) and a part of locker room among the components. The friendship and the astuteness count and resolve so many small problems, but you can also be cohabited serenely without having them but trying to improve the relationship with the people with which you collaborates.

These reflections I want to devote besides the band that has also played in that day to the two dearrer friends of mine of that evening (the members of the nearest locker rooms to me) and that is Antonello Mazzeo and Roberto Donadi, with which it will be of next exit a musical formation for which what you have read represents the essence of it: the "Silvia's Band."

To end I signal you that I am edited all of my interventions on the site past, included the exercises of technique of the electric bass, in various files to be downloading from the Database.

I wish you good study and good job.

Salve a tutti e ben ritrovati,

ho passato un periodo veramente pieno di studi e di concerti, in cui il tempo di aggiornare quotidianamente non si è presentato quasi mai.

Vi voglio però comunicare una interessante esperienza musicale vissuta il 10 marzo scorso in cui ho registrato un dvd live con Franco Califano. La bellezza del suonare sta soprattutto nella coesione con i colleghi (e a volte amici) e nella convinzione del lavoro che viene svolto.

L'esperienza di una registrazione (doppia sessione, ossia studio e live) non va mai coltivata e perseguita nella solitaria convinzione di fare bene individualmente.

Sono persuaso che sia quando si lavora per altri che per sé stessi, il materiale sonoro, in virtù della sua produzione fisica ( nonché della sua fruizione sensibile), debba essere condiviso come rivolto ad altri e coinvolto in altri.

Essere rivolto ad altri è sintomo non semplicemente di rispetto per il pubblico ma soprattutto di umiltà nei confronti dei musicisti con cui si lavora. Un team di persone non può soltanto collaborare per uno scopo pratico (come quello di un sussidio a serata), ma un team riesce nel suo compito se è motivato dalla sua scelta libera di lavorare per un progetto. E quale progetto non ha in sé il suo più grande risultato se non quello dell' imparare a raccogliere materiale, distribuirlo, assimilarlo, arrangiarlo, renderlo fruibile, avvertibile come ben fatto,et cetera.

Questo è il lavoro del musicista impegnato per altri, ossia rendere l' "altro" campo di studio, momento di ricerca e momento di coinvolgimento di idee.

L' essere coinvolto "in altri", invece, sta soprattutto ad indicare la resa sonora ottimale nei confronti di chi assiste ad una performance, l' essere sereni nei confronti di un pubblico, l'essere felici sul palco e il giocare con una scaletta di brani, con un obbligato particolare, farsi vedere pronti e soprattutto farsi "vedere" come se si stesse giocando una partita di calcio.

La musica nel suo risvolto pratico ha una parte di laboratorio di ricerca (parte preparatoria essenziale) e una parte di spogliatoio tra i componenti. L' amicizia e la furbizia contano e risolvono tanti piccoli problemi, ma si può convivere serenamente anche senza averle ma tentando di migliorare il rapporto con le persone con cui si collabora.

Queste riflessioni le voglio dedicare oltre alla band che ha suonato in quel giorno anche ai due miei più cari amici di quella sera (i membri dello spogliatoi più vicini a me) e cioè Antonello Mazzeo e Roberto Donadi, con i quali sarà di prossima uscita una formazione musicale per cui tutto quello che avete letto ne rappresenta l'essenza: la "Silvia's Band".

Per finire vi segnalo che sto editando tutti i miei interventi sul sito passati , compresi gli esercizi di tecnica del basso elettrico, in vari file da scaricare dal Database.

Vi auguro buono studio e buon lavoro

Davide De Caprio

 

6/02/07

Hi guys, return to write after two intense months of job and new projects.

I have purchased a new instrument, electric double bass Dean, very manageable and with an attach really full-bodied .

On February 24 I will record a dvd with Franco Califano live to the Theater Tendastrisce.

I am preparing together with my friend Gerardo Spatuzzi a blog of technological musical information from next March.

My job of construction and composition of the three sessions of recording of my disk I have started, a new work for me, a challenge towards the creation and of the sound particularly.

It will be of next exit my first book of poetries edited from the Libroitaliano.

On February 11 to the Linux Club will take place the essay of the association Pensagramma in which we will introduce the courses and the laboratories me forehand, as well as the execution both of the students and of band of new and old partners.

I believe that the first thing to be done for realizing a product today, a work, a piece, is in to form a sonorous material to mould then in a second moment.

I will return to speak of my project and of all the suggestions that are not only born me listening the recorded ideas but also not feeling at all them, detaching me for an instant from that intuition for then to take back it as new.

Lately I have listened my friends and colleagues, who is not satisfied of his projects, who says to have thrown away some time in vain activities. The only suggestion that I feel to give really, and with a lot of humility, it is that to remain never to see only the world of a particular angle, for instance only from that musical. At times in the music the correct inspiration is not found, at times you realizes too late not to have studied enough or not to have seen anything beyond the instrument.

The good project is for whoever what embraces every part of the knowledge but without giving too much to see of it, limiting to show the world as a sound but a sound full of signs and symbols, an almost near sound to a noise, the surround that we feel out of our window or the silence after having it dam.

Salve a tutti, ritorno a scrivere dopo quasi due mesi intensi di lavoro e nuovi progetti.

Ho acquistato un nuovo strumento, un contrabbasso elettrico Dean, molto maneggevole e con un'attacco live veramente corposo.

Il 24 febbraio registrerò un dvd con il maestro Franco Califano live al Teatro Tendastrisce.

Sto preparando insieme al mio amico Gerardo Spatuzzi un blog di informazione musicale tecnologica in rete dal prossimo marzo.

Ho cominciato il mio lavoro di costruzione e composizione delle tre sessioni di registrazione del mio disco, un lavoro nuovo per me, una sfida nei confronti della creazione e del suono in particolare.

Sarà di prossima uscita il mio primo libro di poesie edito dalla Libroitaliano nella collana Seneca.

L’11 febbraio al Linux Club avrà luogo il saggio dell’Associazione Pensagramma in cui presenteremo i corsi e i laboratori da me diretti, nonché l’esecuzione sia degli allievi sia di band di nuovi e vecchi soci.

Credo che la prima cosa da fare per realizzare oggi un prodotto, un'opera, un brano, è nel formare un materiale sonoro da plasmare poi in un secondo momento.

Tornerò a parlare del mio progetto e di tutte le suggestioni che mi nascono non solo ascoltando le idee registrate ma anche non sentendole affatto, staccandomi per un attimo da quella intuizione per poi riprenderla come nuova.

Ultimamente ho ascoltato miei amici e colleghi, chi non è soddisfatto dei suoi progetti, chi dice di aver buttato via del tempo in vane attività. L'unico consiglio che sento di dare veramente, e con molta umiltà, è quello di non rimanere mai a guardare il mondo soltanto da un particolare angolo, ad esempio solo da quello musicale. A volte nella musica non si trova l'ispirazione giusta, a volte ci si accorge troppo tardi di non aver studiato abbastanza o non aver visto nulla al di là dello strumento.

Il miglior progetto è per chiunque quello che abbraccia ogni parte della conoscenza ma senza darne troppo a vedere, limitandosi a mostrare il mondo come un suono, ma un suono pieno di segni e simboli, un suono quasi vicino ad un rumore, il sottofondo che sentiamo fuori dalla nostra finestra o il silenzio dopo averla chiusa.


Davide De Caprio

 

 
 

15/12/06

Tre notizie che avanzano implicitamente il quesito dell'interno e dell'esterno, di quanto sia importante verificare e a volte studiare una causa esterna per evolvere quella interna.

Dalla formazione delle comete, dalla presenza di un materiale non soltanto esterno al sistema solare ma in gran parte forgiato da questo, alla mancanza di rapporto umano con la riproduzione digitale di una orchestra in uno spettacolo teatrale, fino alla capacità di ricaricarsi di energia senza la sua caratteristica quasi implicità ossia la materia stessa.

Wireless significa senza elettricità, senza fili, senza supporto, e l'intelligenza artificiale implicita nell'esecuzione automatica di una partitura richede l'assenza dell'azione del musicista.

La polvere di stelle che si credeva fosse fondamentale per una cometa lascia il posto ad una causa più interna e più vicina per valutare la materia di quelle polveri.

La nostra materia e quella fuori di noi, quella che creiamo e disconosciamo, sussitono e non rendono ragione della unità dei nostri concetti.

Per capire allora un fenomeno non va escluso nulla, l'interno e l'esterno sono ancora retaggi di un orientamento, di un mondo in quiete e spiegabile, il filtro che ci portiamo dietro nella nostre percezioni è tanto impreciso quanto l'unico attacabile e contraddittorio.

Dustless and wireless and virtual orchestra

“As the solar system formed 4.6 billion years ago, material moved from the innermost part to the outermost part. I think of it as the solar system partially turning itself inside out.” Donald Brownlee

"The inventor Nikola Tesla explored wireless energy and in the early 1900s began construction on an enormous tower in New York to transmit it. (The project was abandoned.) Today, physicists can transmit power without wires -- such as with a high-powered laser -- but such ways would be impractical, or downright dangerous, for recharging electronics in someone's home." Boston Globe

"I don't think that [a virtual orchestra] will ever sound exactly the same or as good as a traditional acoustic orchestra." Jeff Lazarus

Davide De Caprio

 

14/12/06

Noto con interesse che il problema dei problemi da sempre è la lentezza con cui una tecnologia riesce ad aver seguito nel tempo e nel mondo, di come i gusti e le diatribe cambino non in rapporto alle ideologie di mercato ma a struttere fisiche e di logistica (essere in una rete italiana o europea non è ancore esserlo in una statunitense), ed infine di come si possa nello stesso tempo tentare di elaborare metodi per calcolare e rendere facile l'approccio con la misura sia degli eventi futuri (economia globale e rapporto lavorativo con essa) che delle piccole quantità numeriche da sempre conosciute (il calcolo come pura conta dei sassolino che si hanno in tasca).

Le questioni sono ovvie dato che è la nostra percezione che è ovvia, e la rete non è troppo compatta appunto perchè non le compete esserlo. In essa il ritardo è dovuto certamnete ad una questione tecnica, ma di quella tecnica che con difficoltà riusciamo ad osservare e controllare nelle nostre mani (in qualsiasi luogo, in qualsiasi tempo).

E' così che tecniche nuove e concetti antichi si mescolano e producono le ansie per il futuro e contemporaneamente le piattaforme per una connessione telefonica mobile traslata in un network al di là di tariffe, al di là del telefono stesso.

Chi allora vive a cavallo dei secondi sbaglia, dato che una notiza sarà sempre animata e simpateticamente attaccata al suo coerente contraddirsi.

Per capire gli eventi allora non bisogna solo isolarli ma rieggerli a rilento e fare della loro lentezza l'essenza stessa della nuova tecnologia.

Technological slowness or slowness of calculation

"Wind conferma a Repubblica.it che è in corso un problema di lentezza generale, ma aggiunge che non dipende da loro e che la spiegazione di Telecom (che parla di virus e di Dns) è improbabile. Ma restano da fare altre indagini, aggiunge". Repubblica.it

"How can a local school board really know the future of the global economy?" Harry Spence

"The biggest strength of our project is that it ensures that mathematics is accessible to all students" Bronislaw Czarnocha

"The new service, HotSpot@Home, allows a subscriber to place calls from a mobile phone using cellular and Wi-Fi networks, whether a home wireless network or a hot spot operated by T-Mobile". New York Times

Davide De Caprio

 

13/12/06

Leggendo un contemporaneo storico della scienza ossia David Bodanis trovo illuminante la spiegazione di come le onde radio abbiano influenzato e costruito in una certa misura la cultura popolare del dopoguerra:

"Ma piccoli congegni possono avere effetti inattesi. Le prime radioline a transistor furono messe in vendita negli anni 50, e glli effetti quantistici che esse sfruttavano utilizzavano così poca energia che erano sufficenti piccole batterie.Ciò significava che i ragazzi potevano portarle in giro, e questo a sua volta voleva dire che non erano più costretti ad ascoltare la stessa musica che ascoltavano i loro genitori.

Gli adolescenti sempre più davano forma a una loro cultura particolare, e così nacque un nuovo mercato per la musica popolare. Grazie a chitarre elettriche poco costose e a sistemi di amplificazione economici...piccoli gruppi potevano competere con il volume dei grandicomplessi.Oscuri esordienti potevano arrivare al successo. Vennero alla ribalta Elvis, e poi la Motown e i Rolling Stones.

La tecnologia dei transistor non creò di per sè il rock'n'roll. C'erano moltissime altre tendenze in atto: una grande ondata di giovani, figli del boom delle nascite post-bellico, che stavano raggiungendo l'età adulta; una forte consapevolezza, maturata dopo la seconda guerra mondiale, dell'inaccettabilità del razzismo (che portò all'affermazione dei diritti civili e alla compresenza degli stili musicali bianco e nero nel primo studio di Elvis a Memphis); un numero crescente di sobborghi ed automobili a buon mercato che permettevano ai ragazzi di divertirsi. Ma l'elettronica accellerò tutte queste tendenze, fondendole come non sarebbe mai potuto accadere altrimenti." Universo Elettrico, David Bodanis 2006 Mondadori

Davide De Caprio

 

13/12/06

Girando per il web noto due informazioni da urlo che mi sono sfuggite (nella rete il concetto di sfuggire è più rispettabile di quello di conoscere, un rifuggire la notizia appunto) :

Ieri o ancora oggi (dipende da quando si scrive e si legge) è stato il compleanno del pittore espressionista Edvard Munch e in suo onore google ha trasformato il proprio banner nell'urlo del quadro omonimo.

Nel puntuale blog di Christian Rocca trovo una notizia e un sito da non perdere per chi cerca del materiale musicale sulla popular music della metà dello scorso secolo: Concert Vault, concerti e poster dei più grandi della storia musicale moderna.

Davide De Caprio

 

12/12/ 06

Ho voluto che il mio sito diventasse un approfondimento delle mie lezioni sia di tecnica che di storia della musica e per questo motivo la sezione del database sarà aggiornata con nuovi testi e soprattutto con il programma formato word della materia "Tecnica del basso elettrico" per primo e secondo anno.

Avevo promesso alcuni esercizi di tecnica la volta scorso ed ecco allora alcune aggiunte al discorso sulle" note di volta".

Tecniche del basso elettrico

Applicate le note di volta alle scale e agli arpeggi provate ad occuparvi dell'armonizzazione del sistema maggiore sempre per posizioni.

Per armonizzazione intendo l'esecuzione di triadi sui gradi di una scala maggiore. Se applichiamo ad ogni nota una variazione diatonica o cromatica del tipo della volta scorsa avremo un esercizio che coniuga insieme triadi semplici e progressione strutturata di una serie di accordi.

Prima posizione esempio in Fmaj con note di volta cromatiche:

F-E-F / A-G#-A/ C-B-C / G-F#-G / A#-A-A# /D-C#-D / A-G#-A / C-B-C / D-C#-D / etc...

Applicando su ogni nota dell'arpeggio queste variazioni avrete un esercizio che vi combina sia una costruzione della mano sinistra abbastanza complessa che un ripasso ed una una analisi del modo maggiore.

Spostandoci sul versante delle scale potremmo applicare le note di volta ad una esecuzione per terze in tale modo:

Prima posizione sempio Gmaj con note di volte diatoniche:

G-F#-G / B-A-B / A-G-A / C-B-C / B-A-B / D-C#-D / C-B-C / E-D-E / D-C-D / F#-F-F# / E-D-E / G-F#-G / etc...

Anche in questo esercizio potrete misurare e sviluppare la vostra agilità e la vostra resistenza in vista poi di una applicazione soprattutto improvvisativa.

Alla prossima navigazione

Davide De Caprio

11/12/06

Salve a tutti. Volevo proporvi alcune riflessioni nate su questioni e problemi di stile, di analisi dello stile musicale e di come esso non possa prescindere mai da ciò che apparentemente gli è estraneo.

Essere estranei in una scienza e tanto più nell'arte è qualcosa di imponderabile, non possiamo definire quanto qualcosa possa incidere e al massimo ci è consentito di prevedere alcuni modelli futuri di sviluppo.

La storia dei concetti musicali, delle forme, delle tecnologie, dei personaggi e del loro porsi nei confronti del materiale sonoro, non può ridursi a se stessa perchè consiste in altro, nel confronto con spazi e tempi senza quantità precisa e sempre inattuali.

Questa è la questione: la storia non può comprendersi se non nella sua inattualità.

Parlavo alcuni giorni fa con un mio amico e cultore di musica sull'impossibilità di definire uno stile in una parola.

Addirittura esiste una difficoltà profonda nell'avvicinarsi ad un ascolto così lontano e così poco attuabile (come quello di un tempo andato, di una antica registrazione).

Lo stesso problema ce lo poniamo con la storia vera e proprio, con il nostro passato che spesso non capiamo, non sentiamo vicino non tanto nel numero ma nella sua continuità che è ben altra cosa.

Ebbene rendendo il nostro corso di eventi unito e correlato, cercando di non far prevalicare una tecnica su un'altra ma di concentrarci sulla riduzione ad analogie e contraddizioni evidenti nei fenomeni, solo così possiamo renderci conto della forza di continuità e possibilità reciproca tra atteggiamenti dimenticati e slanci invisibili.

Parlando di un fenomeno come la popular music nasce difficile concepirla come il prodotto di una secolarizzazione del mondo e di una sua riduzione contemporanea all'antico bisogno di canti comuni, evocazioni di sogni secolari.

Se la differenza tra una voce umana naturale ed una amplificata fa la differenza tecnologica nel periodo tra le due guerre, in essa può correlarsi la caduta dell'arrangiatore ad un addetto ai lavori e la nascita di un nuovo centro di interesse e di bisogno come il divo e la sua immagine al di là di un testo o di un motivetto.

Tutte queste riflessioni nascono da alcune lezioni sul Rock'n'roll e in generale sul fenomeno popolare di musica (il materiale delle lezioni lo trovate nel database alla voce Triennio).

Davide De Caprio

 

2/12/06

Ho finito da poco (vi scrivo intorno alle due di notte) una serata con i Lost Property al Druid's Rock, un ottimo pub dove si incontrano tanti singolari ed invogliati auditori, soprattutto stranieri (inglesi ed americani). Mi domandavo, anche con altri miei colleghi, quanto sia difficile fare della musica in un locale, coinvolgere il personale e trovare una certa armonia con gli elementi tecnici spesso inadeguati.

Quello che voglio dirvi, la riflessione breve che sto tentando di passarvi, è che non esiste nella capitale di Italia un servizio musicale degno del pubblico che vuole spendere e bere una birra ascoltando musica. E' una sindrome che si incontra in quasi tutti i pub e club di un certo livello (o meglio di una certa ritagliata storia secolare che spesso manca di essere rinnovata).

La musica non è ancora degna di essere definita come elemento essenziale della vita notturna, elemento a cui dedicarsi con la stessa attenzione con cui ci sicura di far funzionare la cucina di un locale.

E' un effetto di questo tempo, temporaneo e passeggero, in cui è invalsa l'opinione che il live, il gruppo che riproduce in modo vitale delle vibrazioni sia da paragonare ad uno stereo su cui premere play.

Ma essendo anche uno storico, o meglio un osservatore dei movimenti di opinione nel tempo, posso solo stare a scrutare un atteggiamento e cercare di scardinarlo dall'interno.

Spesso il sogno di alcuni miei colleghi è quello di aprire un locale dove mangiare ed ascoltare della musica, ma soprattutto dove attuare quella filosofia che ci auguriamo sempre di trovare quando passiamo da un locale all'altro.

Forse neanche un musicista ci riuscirebbe, dato che non capisce molto dell'altro 50% di una buona organizzazione di una attività che non sia fatta di suoni.

Ecco perchè mi auguro che nasca una figura specializzata ed attiva nel mondo così poco curato dei locali notturni di questa vecchia (ma secolarizzata) capitale.

Ritornerò in fine settimana per alcuni esercizi e nuove news. Intanto potete ascoltare nel database alcune mie reccenti composizioni.

Buona navigazione

Davide De Caprio

 

25/11/06

Salve a tutti. Vorrei farvi riflettere su un concetto su cui mi sto concentrando sia nel lavoro di insegnante che di compositore. La scorsa volta vi ho offerto alcune indicazioni sul tempo ma la domanda sarebbe un'altra: qual'è il tempo che noi contiamo e vediamo nei quadranti?

La questione non è complicata anche perchè si basa su un rapporto molto semplice e capitale, vissuto nelle generazioni e nella storia, che ha influito su ogni pensiero e su ogni stile.

Quello del tempo moderno, dalla seconda rivoluzione industriale ad oggi, è un tempo esattamente calcolato, il tempo della sincronizzazione dei paralleli, dei fusi orarai, dei calendari, della settimana perfettamente sette e dell'anno perfettamente dodici.
Siamo secolarizzati cioè siamo ridotti totalmente alla pura numerazione?

No, non è un problema di calcolo anzi e vi stupirete ancor di più se vi comunico che è un problema di qualità e di armonia.

Dobbiamo sempre e in qualsiasi modo mettere assieme il mondo, renderlo nelle sue pecche o misteri un tutto regolabile e definito: è un desiderio dell'uomo moderno questo?

No, è il desiderio dell'uomo in generale, di un animale politico, socievole, che crea il suo spazio, si definisce la sua libertà, la lega a dei precetti con cui venire a patti o di cui rendere conto.

Queste pratiche appartengono al più comune degli agricoltori, ai loro campi, al conoscere i frutti e alla loro ferma credenza nel circolo delle stagioni.

Dal campo alla città il passaggio è veloce, tanto quanto il recupero di una dimensione rurale in un era in cui il concetto di rete a definitivamente espulso da quello di distanza: non esiste più la campagna o la città ma solo una linea diretta e correlata, un insieme di nodi così complessi da riuscire a mangiare in pieno inverno un frutto esotico.

La terra vista dallo spazio è l'emblema della nostra necessità di avere un limite ed una indipendenza.

La terra vista dallo spazio non è più una sfera ma un patatoide e quindi un ammasso indistinto sede della generazione e della corruzione.

Quale concetto può essere così facile da comunicare se non la nostra necessità di avere un recinto, una dottrina, un metodo e delle regole, una catechesi delle norme e una loro critica accettazione?

Da un mondo che considerava il cosmo perfetto, animato, simile al nostro corpo ad un mondo che cerca la precisione e lo scarto tra noi e le cose percepite non passa solo una rivoluzione: dalla qualità alla quantità non si può fare a meno della credenza in un limite, in un pressappoco, in una oscurità sempre e comunque, anche in quella materia che si vuole indistinta e senza una qualche connessione con un'anima.

Non c'è più anima nel mondo, nel cosmo, nei numeri, nella logica, nella scienza.

Ma parlare di scienza è anche parlare di conoscenza, come anche parlare di musica. Il mondo antico si incantava e viveva l' incanto tramite la decantatio, l'evocazione, la spiritualità delle note che rispettavano rapporti celesti, armonie delle sfere, umanizzazioni di costellazioni.

Quando suoniamo una scala non riusciremo mai a definirla in rapporto con l'essenza del mondo, con il mettere assieme rapporti che naturalmente confliggono come l'acqua, l'aria, la terra ed il fuoco.

Non sono un passatista, nè mi beo dell'anzianità del mondo, ma anzi mi rallegro nel constatare la sua natura ciclica.

Il mondo e la sua storia non possono essere sintetizzati, appartengono a specie che contengono incompletezze formali, contraddizioni equilibrate e perciò soggette sempre a non avere mai una sintesi ma una correlazione e compossibilità.

Il vecchio ed il nuovo, un eterno ritorno? Il nuovo sa di passato, il vecchio di futuro. L'orologio è una sintesi del cosmo chiuso e il tempo moderno è tuttavia inteso fisicamente come esteso e inutilizzabile senza coordinate precise.

Siamo e non siamo negli stessi fiumi, scendiamo e non scendiamo in essi diceva Eraclito, un personaggio oscuro come è oscuro il mondo che lo ha partorito. Ma nella saggezza antica si rinnova oggi la complessità della precisione, in essa non troveremo mai formule per ipotizzare la varietà degli spazi nel cosmo. In essa troviamo un mondo che c'è, appare, ricco di cose ma povero di essenze o di persone che ne possono capire il significato. Eppure la mancanza di precisione faceva di quelle filosofie delle risposte terribilmente perenni ed eterne.

Non c'è bisogno di una mente scientifica per individuare nelle nostre scoperte il segno di quello che siamo stati, e nonostante questo ci sforziamo sempre di non essere mai gli stessi.

Oggi spieghiamo il mondo come un’ imperfezione naturale da poter giostrare a forza di ipotesi, prima il mondo era una essenza perfetta ma difficilmente controllabile se non da chi avesse carpito il mistero del suo stare insieme: la domanda è sempre la stessa, la risposta è meno confortevole a seconda dei credi, ma l'anima di tutti noi è sempre convinta che debba esistere qualcosa che lo regga e lo sostenga.

La musica è scienza ed arte, l'arte come tecnica che ci avvicina ad una armonia con quelle contraddizione che non riusciamo a spiegarci, la scienza come determinazione dei rapporti constatabili in natura tramite esperienza.

La musica è naturalmente la forma più alta di avvicinamento con il perchè del cosmo, data la sua tangibile attrazione tra strumenti, corde, aria, armonici, voce umana.

In essa ancora oggi è difficile dirimere la qualità e la quantità, l'intonazione naturale da quella temperata, l'improvvisazione dalla costruzione di una composizione.

Cosa fare e come porsi nei suoi confronti? Risponderò a questa domanda nelle prossime pubblicazioni, nelle quali cercherò di giustificare alcune mie scelte progettuali e alcune mie metodologie di composizione ed arrangiamento.

Tecniche del basso elettrico

In questa settimana vi offro un esercizio semplice da capire ma più difficile da applicare in quanto comporta una traslazione in tutte le 12 tonalità nella prima posizione del vostro strumento.

Parliamo delle note di volta, note ribattute, studio di terzine in modo diatonico e cromatico applicabile a scale e ad arpeggi.

Si prenda ad esempio l'arpeggio della triade maggiore di Fa e si applichi ad ogni nota un movimento che comporta la nota stessa e quella precedente in questo modo: F-E-F/ A-G-A/ C-Bb-C/ F-E-F

Proviamo con una applicazione cromatica dello stesso esempio: F-E-F/ A-G#-A/ C-B-C/ F-E-F

Queste variazioni sulle note dell'arpeggio rappresentano le cosidette note di volta, utili nell'improvvisazione, nello studio tecnico della resistenza e nell'approfondimento teorico della costruzione di scale ed arpeggi.

Applichiamo gli esempi a tutta la scala maggiore: F-E-F/ G-F-G/ A-G-A/ Bb-A-Bb/ C-Bb-C/ D-C-D/ E-D-E/ F-E-F

Cromatico: F-E-F/ G-Gb-G/ A-Ab-A/ Bb-A-Bb/ C-Bb-C/ D-Db-D/ E-Eb-E/ F-E-F

Come esercizio potete applicare a tutte le scale e arpeggi maggiori in prima posizione sia il modo diatonico che cromatico nelle 12 tonalità.

Buon lavoro

Anima mundi: an intelligent and powerful being

"La scienza, tuttavia, pur donando generosamente, dà solo ciò che deve donare. L'uomo non può riporre nella scienza e nella tecnologia una fiducia talmente radicale e incondizionata da credere che il progresso scientifico e tecnologico possa spiegare qualsiasi cosa e rispondere pienamente a tutti i suoi bisogni esistenziali e spirituali. La scienza non può sostituire la filosofia e la rivelazione rispondendo in mondo esaustivo alle domande più radicali dell'uomo: domande sul significato della vita e della morte, sui valori ultimi, e sulla stessa natura del progresso." Benedetto XVI

"If we think that we are going to persuade them to live a rational life based on scientific knowledge, we are not only dreaming — it is like believing in the fairy godmother" Francisco J. Ayala

"The crimes of atheism have generally been perpetrated through a hubristic ideology that sees man, not God, as the creator of values. Using the latest techniques of science and technology, man seeks to displace God and create a secular utopia here on earth. Of course if some people - the Jews, the landowners, the unfit, or the handicapped - have to be eliminated in order to achieve this utopia, this is a price the atheist tyrants and their apologists have shown themselves quite willing to pay. Thus they confirm the truth of Fyodor Dostoyevsky's dictum, "If God is not, everything is permitted." Dinesh D'Souza

Davide De Caprio

21/11/06

Ben ritrovati. In questo mese di novembre sono cominciati due importanti cicli di lezioni a cui sto lavorando. Il corso di tecnica del basso elettrico presso l'Um e i laboratori teorico musicali dell'Associazione Pensagramma. Ho convogliato entrambi i partecipanti nel mio sito non soltanto per farmi pubblicità ma sopratutto per rispondere ad alcune domande rimaste in sospeso o per offrire nuovi esercizi e nuovi spunti di osservazione. Inoltre per gli allievi dell'UM una infarinatura di alcuni concetti che vanno al di là della pura musica farebbe molto bene data la mancanza, in molti di questi, della possibilità di affrontare in modo parallelo allo strumento uno sviluppo dal punto di vista storico della musica.

Cominciamo con le domande o i punti in sospeso. Uno dei problemi che maggiormente affliggono gli studenti di uno strumento è il "tempo", non solo nella sua ricerca per l'affrontare gli esercizi ma anche nell'andare dietro di esso.

Tutti, me compreso (dato che sono e rimarrò per sempre un allievo almeno privatamente), devono per prima cosa cercare di capire come comportarsi con questa entità che difficilmente può essere praticate o navigata.

Ho notato che in una mezz'ora di lezione non possiamo svolgere il programma di un intero argomento. In alcuni casi se l'argomento è scorrevole si può riuscire a sintetizzare alcuni punti fondamentali. Posso allora consigliarvi quello che la mia breve esperienza come sintetizzatore di informazioni (nella creazione di un manuale) e di conoscenza (come laurendo in filosofia) mi ha insegnato: mai, dico mai, saltare le tappe di un concetto. Che significa? Una tappa di un concetto è grossolanamente una divisione che formalmente facciamo di ciò che bisogna assimilare. Se qualcosa non si comprende in modo efficace meglio rinviarlo e appuntare il quesito per una domanda specifica. L'errore maggiore è quello di saltare la domanda e di continuare ad avanzare nella tappa. Si può giustamente continuare a leggere e comprendere le successive mosse della conoscenza ma non si ha la capacità di dare coerenza a tutto quello che una lezione riesce ad offrirvi. Perciò di fronte all'incomprensione di concetti è meglio definire una questione più che non porsela e di cercare il modo di esporla o chiarirla più che rimandarla nel vuoto.

Se il tempo vi manca, se il vostro corpo non riesce a seguire il battito metronomico o semplicemente la lancetta dei secondi, allora non abbiate fretta ma sappiate dominarla. Preferisco che l'esercizio che non riesco a combinare riesca ad eseguirlo nel tempo più lento possibile che in quello più veloce.


Non è soltanto una questione di capire come funzione il mondo e di come accavallarlo in mille occupazioni (come succede per chi lavora e studia per esempio) ma di un saper dominare la nostra fretta, il nostro voler sapere quantitativo. Sarebbe invece più rivoluzionario e conservatore contemporaneamente dare alle nostre occupazioni una veste qualitativa. La rivoluzione sta nell'eludere il problema di dover sempre e per forza fare ostruzione contro chi ci impone un determinato tempo in un determinato giorno.

La polemica infatti verte sull'obbligo di dover avere una mezz'ora per spiegare e far comprendere elementi mai completi. Possiamo in questi casi adottare una cotrointerpretazione di quella settaria divisione dell'antica meridiana: allunghiamo il tempo e allunghiamo in esso i nostri quesiti sul da farsi.

La maggior parte della conoscenza si basa su delle questioni che si pongono perchè vanno interrogate, è la loro essenza, è il loro porsi che le rende proposizioni inderogabili. Essere capaci di non comprendere è un atto più conoscitivo che il voler rispettare una tabella di marcia.

Tutto questo ragionamento vale sia per chi ricerca il tempo per studiare una lezione chi per andare insieme ad una beat del metronomo: se guardate la lancetta dell'orologio e insieme avviate un metronomo a 60 bpm vi accorgerete che parlano lo stesso linguaggio e che quella difficile sequenza che non riuscite quasi a comprendere abbraccia ambiti e mondi che sono e saranno sempre al di là della musica in quanto semplice studio di uno strumento.

Ho parlato anche troppo e in maniera prolissa come solito. Vi do appuntamento alla prossima pubblicazione e vi prometto un esercizio molto interessante per lo studio delle scale in prima posizione valido per tutti i livelli ossia le cosiddette "note di volta".

Per tutti gli interessanti vi offro il link agli appunti degli argomenti che sto trattando nel laboratorio di storia del suono e della musica.

Vi lascio con un paio di news dal web:

Dark precision

Dark energy: “That’s one of the $64,000 questions "Is dark energy changing?”" Adam Riess.

Dark cut: "We are proposing a new, more scientific approach to dispute resolution. Even if it is not directly applicable, the reasoning that goes into fair-division algorithms is valuable. It shows how mathematics can contribute to making dispute resolution more rigorous and precise" Steven J. Brams.

Davide De Caprio

12/11/06

Salve a tutti. Da oggi ricomincio a scrivere e a riferirvi informazioni quasi quotidiane su progetti, corsi, esercizi, e notizie varie sul e per il mondo della musica e della scienza.

Dal 2 ottobre è cominciato il nuovo anno accademico dell'UM. La multimedialità del nuovo sistema consente di partecipare alle lezioni attraverso un contatto multiplo e molteplice con il materiale di studio.

Ho messo appunto un programma di tecnica del basso elettrico che mi ha permesso di confrontarmi con molti materiali e metodi che di solito tendiamo ad escludere dal nostro raggio di azione. La sintesi di tecniche pratiche e praticabili in due anni di base non è per nulla una stesura facile e pretende una certa rigorosità la quale prevedo non possa mai avere una completa soddisfazione se non dalla applicazione del sistema creato.

Per questo motivo da oggi e per il futuro continuerò a scrivere settimanalmente (due volte a settimana in maniera costante) per pubblicare chiarimenti ed aggiunte al metodo. Per il resto, informazioni sul libro e sulle fonti potete scrivermi all'indirizzo che trovate nella sezione contact.

Ma c'è anche un altro programma che mi mantiene attivo in questi mesi e che alimenta il bagaglio cocettuale di un futuro corso di Storia della musica che si terrà nel prossimo anno. Da questo anno l'Associazione Pensagramma, con cui collaboro come docente, mi dà la possibilità di impartire nelle ore di laboratorio musicale da me dirette delle lezioni mensili su concetti generali sul suono e la musica. Le classi che avrò di fronte saranno di una decina di studenti dai 12 ai 20 anni e l'attenzione riservata al chiarimento di dubbi o alla conoscenza di altre realtà in un fenomeno creduto singolo, sono per me una grande fonte di stimolo e di ulteriore arricchimento sia sul profilo umano che lavorativo. Ringrazio per questo l'Associazione e il suo presidente dott. Stefano Marturini.

Nelle due uscite settimanali che mi sono ripromesso farò un sommario generale di tutto ciò di cui si parlerà nei laboratori anche per una sorta di appunti generali per un eventuale ripasso o chiarificazione.

Sempre in relazione a questa Associazione sono fiero di essere diventato coordinatore della programmazione giornalistica e radiofonica della web radio Lostinsound, la quale ripartirà quest'anno con un nuovo stile e un vero e prorpio palinsesto di cui vi parlerò nei prossimi incontri.

Passiamo ai progetti musicali. Sto registrando il progetto Arkè con il mio amico collaboratore Riccardo Spreghini, sarà il primo prodotto della mia produzione con uscita prevista per gennaio. Con il cantautore Evandro Gabrieli stiamo ultimando il suo primo disco la cui uscita ad inizio dicembre. Il tour del maestro Franco Califano è sempre in movimento, sono previste una serie breve di date fino a dicembre per poi ricominciare in modo serrato da gennaio con un teatrale in tutta Italia. A Roma continuo la mia collaborazione con il gruppo cover Lost Property.

E questo è tutto per oggi, nella prossima pubblicazione si comincerà sul serio ad essere un appuntamento di chiarimenti, sintesi e informazioni aggiuntive sui programmi e i progetti in fieri.

Good luck

Davide De Caprio