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Hi guys and well found again,

I have passed a period really full of studies and lives, in which the time to daily adjourn is almost never introduced.

I want however you to communicate an interesting lived musical experience on last March 10 when I have recorded a dvd with Franco Califano. The beauty of the to play is especially in the cohesion with the colleagues (and at times friends) and in the conviction of the job that is developed.

The experience of a recording (double session or rather study and live) it never goes cultivated and pursues in the solitary conviction to individually do well.

I am convinced that when you works for others that for itself same, the sonorous material, in virtue of its physical production (as well as of its sensitive fruition), has to be shared as turned to others and involved in others.

To be turned to others is simply not symptom of respect for the public but above all of humility towards the musicians with which you works. A team of people cannot collaborate only for a practical purpose (as that of a benefit to evening), but a team succeeds in its assignment if it is motivated from its free choice to work for a project. And what project doesn't have in itself its greatest result if not what to learn to pick up material, to distribute it, to assimilate it, to get by it, to make it enjoyable, perceptible as done well ,et cetera.

This is the job of the committed musician for others, or rather to make the "other" a field of study, a moment of search and of involvement of ideas.

To have involved "in others", it is above all instead to point out the optimal sonorous surrender towards who assists to a performance, the being serene towards a public, the being happy on the stage and the to play with a treatment of pieces, with a obbligato particular, to make to be seen ready and above all to make themselves "to see" as if you was playing a match of soccer.

The music in its practical lapel has a part of laboratory of research (essential preparatory part) and a part of locker room among the components. The friendship and the astuteness count and resolve so many small problems, but you can also be cohabited serenely without having them but trying to improve the relationship with the people with which you collaborates.

These reflections I want to devote besides the band that has also played in that day to the two dearrer friends of mine of that evening (the members of the nearest locker rooms to me) and that is Antonello Mazzeo and Roberto Donadi, with which it will be of next exit a musical formation for which what you have read represents the essence of it: the "Silvia's Band."

To end I signal you that I am edited all of my interventions on the site past, included the exercises of technique of the electric bass, in various files to be downloading from the Database.

I wish you good study and good job.

Salve a tutti e ben ritrovati,

ho passato un periodo veramente pieno di studi e di concerti, in cui il tempo di aggiornare quotidianamente non si è presentato quasi mai.

Vi voglio però comunicare una interessante esperienza musicale vissuta il 10 marzo scorso in cui ho registrato un dvd live con Franco Califano. La bellezza del suonare sta soprattutto nella coesione con i colleghi (e a volte amici) e nella convinzione del lavoro che viene svolto.

L'esperienza di una registrazione (doppia sessione, ossia studio e live) non va mai coltivata e perseguita nella solitaria convinzione di fare bene individualmente.

Sono persuaso che sia quando si lavora per altri che per sé stessi, il materiale sonoro, in virtù della sua produzione fisica ( nonché della sua fruizione sensibile), debba essere condiviso come rivolto ad altri e coinvolto in altri.

Essere rivolto ad altri è sintomo non semplicemente di rispetto per il pubblico ma soprattutto di umiltà nei confronti dei musicisti con cui si lavora. Un team di persone non può soltanto collaborare per uno scopo pratico (come quello di un sussidio a serata), ma un team riesce nel suo compito se è motivato dalla sua scelta libera di lavorare per un progetto. E quale progetto non ha in sé il suo più grande risultato se non quello dell' imparare a raccogliere materiale, distribuirlo, assimilarlo, arrangiarlo, renderlo fruibile, avvertibile come ben fatto,et cetera.

Questo è il lavoro del musicista impegnato per altri, ossia rendere l' "altro" campo di studio, momento di ricerca e momento di coinvolgimento di idee.

L' essere coinvolto "in altri", invece, sta soprattutto ad indicare la resa sonora ottimale nei confronti di chi assiste ad una performance, l' essere sereni nei confronti di un pubblico, l'essere felici sul palco e il giocare con una scaletta di brani, con un obbligato particolare, farsi vedere pronti e soprattutto farsi "vedere" come se si stesse giocando una partita di calcio.

La musica nel suo risvolto pratico ha una parte di laboratorio di ricerca (parte preparatoria essenziale) e una parte di spogliatoio tra i componenti. L' amicizia e la furbizia contano e risolvono tanti piccoli problemi, ma si può convivere serenamente anche senza averle ma tentando di migliorare il rapporto con le persone con cui si collabora.

Queste riflessioni le voglio dedicare oltre alla band che ha suonato in quel giorno anche ai due miei più cari amici di quella sera (i membri dello spogliatoi più vicini a me) e cioè Antonello Mazzeo e Roberto Donadi, con i quali sarà di prossima uscita una formazione musicale per cui tutto quello che avete letto ne rappresenta l'essenza: la "Silvia's Band".

Per finire vi segnalo che sto editando tutti i miei interventi sul sito passati , compresi gli esercizi di tecnica del basso elettrico, in vari file da scaricare dal Database.

Vi auguro buono studio e buon lavoro

 

Davide De Caprio

 

6/02/07

Salve a tutti, ritorno a scrivere dopo quasi due mesi intensi di lavoro e nuovi progetti.

Ho acquistato un nuovo strumento, un contrabbasso elettrico Dean, molto maneggevole e con un'attacco live veramente corposo.

Il 24 febbraio registrerò un dvd con il maestro Franco Califano live al Teatro Tendastrisce.

Sto preparando insieme al mio amico Gerardo Spatuzzi un blog di informazione musicale tecnologica in rete dal prossimo marzo.

Ho cominciato il mio lavoro di costruzione e composizione delle tre sessioni di registrazione del mio disco, un lavoro nuovo per me, una sfida nei confronti della creazione e del suono in particolare.

Sarà di prossima uscita il mio primo libro di poesie edito dalla Libroitaliano nella collana Seneca.

L’11 febbraio al Linux Club avrà luogo il saggio dell’Associazione Pensagramma in cui presenteremo i corsi e i laboratori da me diretti, nonché l’esecuzione sia degli allievi sia di band di nuovi e vecchi soci.

Credo che la prima cosa da fare per realizzare oggi un prodotto, un'opera, un brano, è nel formare un materiale sonoro da plasmare poi in un secondo momento.

Tornerò a parlare del mio progetto e di tutte le suggestioni che mi nascono non solo ascoltando le idee registrate ma anche non sentendole affatto, staccandomi per un attimo da quella intuizione per poi riprenderla come nuova.

Ultimamente ho ascoltato miei amici e colleghi, chi non è soddisfatto dei suoi progetti, chi dice di aver buttato via del tempo in vane attività. L'unico consiglio che sento di dare veramente, e con molta umiltà, è quello di non rimanere mai a guardare il mondo soltanto da un particolare angolo, ad esempio solo da quello musicale. A volte nella musica non si trova l'ispirazione giusta, a volte ci si accorge troppo tardi di non aver studiato abbastanza o non aver visto nulla al di là dello strumento.

Il miglior progetto è per chiunque quello che abbraccia ogni parte della conoscenza ma senza darne troppo a vedere, limitandosi a mostrare il mondo come un suono, ma un suono pieno di segni e simboli, un suono quasi vicino ad un rumore, il sottofondo che sentiamo fuori dalla nostra finestra o il silenzio dopo averla chiusa.

Tre notizie che avanzano implicitamente il quesito dell'interno e dell'esterno, di quanto sia importante verificare e a volte studiare una causa esterna per evolvere quella interna.

Dalla formazione delle comete, dalla presenza di un materiale non soltanto esterno al sistema solare ma in gran parte forgiato da questo, alla mancanza di rapporto umano con la riproduzione digitale di una orchestra in uno spettacolo teatrale, fino alla capacità di ricaricarsi di energia senza la sua caratteristica quasi implicità ossia la materia stessa.

Wireless significa senza elettricità, senza fili, senza supporto, e l'intelligenza artificiale implicita nell'esecuzione automatica di una partitura richede l'assenza dell'azione del musicista.

La polvere di stelle che si credeva fosse fondamentale per una cometa lascia il posto ad una causa più interna e più vicina per valutare la materia di quelle polveri.

La nostra materia e quella fuori di noi, quella che creiamo e disconosciamo, sussitono e non rendono ragione della unità dei nostri concetti.

Per capire allora un fenomeno non va escluso nulla, l'interno e l'esterno sono ancora retaggi di un orientamento, di un mondo in quiete e spiegabile, il filtro che ci portiamo dietro nella nostre percezioni è tanto impreciso quanto l'unico attacabile e contraddittorio.

Dustless and wireless and virtual orchestra

“As the solar system formed 4.6 billion years ago, material moved from the innermost part to the outermost part. I think of it as the solar system partially turning itself inside out.” Donald Brownlee

"The inventor Nikola Tesla explored wireless energy and in the early 1900s began construction on an enormous tower in New York to transmit it. (The project was abandoned.) Today, physicists can transmit power without wires -- such as with a high-powered laser -- but such ways would be impractical, or downright dangerous, for recharging electronics in someone's home." Boston Globe

"I don't think that [a virtual orchestra] will ever sound exactly the same or as good as a traditional acoustic orchestra." Jeff Lazarus

Noto con interesse che il problema dei problemi da sempre è la lentezza con cui una tecnologia riesce ad aver seguito nel tempo e nel mondo, di come i gusti e le diatribe cambino non in rapporto alle ideologie di mercato ma a struttere fisiche e di logistica (essere in una rete italiana o europea non è ancore esserlo in una statunitense), ed infine di come si possa nello stesso tempo tentare di elaborare metodi per calcolare e rendere facile l'approccio con la misura sia degli eventi futuri (economia globale e rapporto lavorativo con essa) che delle piccole quantità numeriche da sempre conosciute (il calcolo come pura conta dei sassolino che si hanno in tasca).

Le questioni sono ovvie dato che è la nostra percezione che è ovvia, e la rete non è troppo compatta appunto perchè non le compete esserlo. In essa il ritardo è dovuto certamnete ad una questione tecnica, ma di quella tecnica che con difficoltà riusciamo ad osservare e controllare nelle nostre mani (in qualsiasi luogo, in qualsiasi tempo).

E' così che tecniche nuove e concetti antichi si mescolano e producono le ansie per il futuro e contemporaneamente le piattaforme per una connessione telefonica mobile traslata in un network al di là di tariffe, al di là del telefono stesso.

Chi allora vive a cavallo dei secondi sbaglia, dato che una notiza sarà sempre animata e simpateticamente attaccata al suo coerente contraddirsi.

Per capire gli eventi allora non bisogna solo isolarli ma rieggerli a rilento e fare della loro lentezza l'essenza stessa della nuova tecnologia.

Technological slowness or slowness of calculation

"Wind conferma a Repubblica.it che è in corso un problema di lentezza generale, ma aggiunge che non dipende da loro e che la spiegazione di Telecom (che parla di virus e di Dns) è improbabile. Ma restano da fare altre indagini, aggiunge". Repubblica.it

"How can a local school board really know the future of the global economy?" Harry Spence

"The biggest strength of our project is that it ensures that mathematics is accessible to all students" Bronislaw Czarnocha

"The new service, HotSpot@Home, allows a subscriber to place calls from a mobile phone using cellular and Wi-Fi networks, whether a home wireless network or a hot spot operated by T-Mobile". New York Times

Leggendo un contemporaneo storico della scienza ossia David Bodanis trovo illuminante la spiegazione di come le onde radio abbiano influenzato e costruito in una certa misura la cultura popolare del dopoguerra:

"Ma piccoli congegni possono avere effetti inattesi. Le prime radioline a transistor furono messe in vendita negli anni 50, e glli effetti quantistici che esse sfruttavano utilizzavano così poca energia che erano sufficenti piccole batterie.Ciò significava che i ragazzi potevano portarle in giro, e questo a sua volta voleva dire che non erano più costretti ad ascoltare la stessa musica che ascoltavano i loro genitori.

Gli adolescenti sempre più davano forma a una loro cultura particolare, e così nacque un nuovo mercato per la musica popolare. Grazie a chitarre elettriche poco costose e a sistemi di amplificazione economici...piccoli gruppi potevano competere con il volume dei grandicomplessi.Oscuri esordienti potevano arrivare al successo. Vennero alla ribalta Elvis, e poi la Motown e i Rolling Stones.

La tecnologia dei transistor non creò di per sè il rock'n'roll. C'erano moltissime altre tendenze in atto: una grande ondata di giovani, figli del boom delle nascite post-bellico, che stavano raggiungendo l'età adulta; una forte consapevolezza, maturata dopo la seconda guerra mondiale, dell'inaccettabilità del razzismo (che portò all'affermazione dei diritti civili e alla compresenza degli stili musicali bianco e nero nel primo studio di Elvis a Memphis); un numero crescente di sobborghi ed automobili a buon mercato che permettevano ai ragazzi di divertirsi. Ma l'elettronica accellerò tutte queste tendenze, fondendole come non sarebbe mai potuto accadere altrimenti." Universo Elettrico, David Bodanis 2006 Mondadori

Girando per il web noto due informazioni da urlo che mi sono sfuggite (nella rete il concetto di sfuggire è più rispettabile di quello di conoscere, un rifuggire la notizia appunto) :

Ieri o ancora oggi (dipende da quando si scrive e si legge) è stato il compleanno del pittore espressionista Edvard Munch e in suo onore google ha trasformato il proprio banner nell'urlo del quadro omonimo.

Nel puntuale blog di Christian Rocca trovo una notizia e un sito da non perdere per chi cerca del materiale musicale sulla popular music della metà dello scorso secolo: Concert Vault, concerti e poster dei più grandi della storia musicale moderna.

Ho voluto che il mio sito diventasse un approfondimento delle mie lezioni sia di tecnica che di storia della musica e per questo motivo la sezione del database sarà aggiornata con nuovi testi e soprattutto con il programma formato word della materia "Tecnica del basso elettrico" per primo e secondo anno.

Avevo promesso alcuni esercizi di tecnica la volta scorso ed ecco allora alcune aggiunte al discorso sulle" note di volta".

Tecniche del basso elettrico

Applicate le note di volta alle scale e agli arpeggi provate ad occuparvi dell'armonizzazione del sistema maggiore sempre per posizioni.

Per armonizzazione intendo l'esecuzione di triadi sui gradi di una scala maggiore. Se applichiamo ad ogni nota una variazione diatonica o cromatica del tipo della volta scorsa avremo un esercizio che coniuga insieme triadi semplici e progressione strutturata di una serie di accordi.

Prima posizione esempio in Fmaj con note di volta cromatiche:

F-E-F / A-G#-A/ C-B-C / G-F#-G / A#-A-A# /D-C#-D / A-G#-A / C-B-C / D-C#-D / etc...

Applicando su ogni nota dell'arpeggio queste variazioni avrete un esercizio che vi combina sia una costruzione della mano sinistra abbastanza complessa che un ripasso ed una una analisi del modo maggiore.

Spostandoci sul versante delle scale potremmo applicare le note di volta ad una esecuzione per terze in tale modo:

Prima posizione sempio Gmaj con note di volte diatoniche:

G-F#-G / B-A-B / A-G-A / C-B-C / B-A-B / D-C#-D / C-B-C / E-D-E / D-C-D / F#-F-F# / E-D-E / G-F#-G / etc...

Anche in questo esercizio potrete misurare e sviluppare la vostra agilità e la vostra resistenza in vista poi di una applicazione soprattutto improvvisativa.

Alla prossima navigazione

Salve a tutti. Volevo proporvi alcune riflessioni nate su questioni e problemi di stile, di analisi dello stile musicale e di come esso non possa prescindere mai da ciò che apparentemente gli è estraneo.

Essere estranei in una scienza e tanto più nell'arte è qualcosa di imponderabile, non possiamo definire quanto qualcosa possa incidere e al massimo ci è consentito di prevedere alcuni modelli futuri di sviluppo.

La storia dei concetti musicali, delle forme, delle tecnologie, dei personaggi e del loro porsi nei confronti del materiale sonoro, non può ridursi a se stessa perchè consiste in altro, nel confronto con spazi e tempi senza quantità precisa e sempre inattuali.

Questa è la questione: la storia non può comprendersi se non nella sua inattualità.

Parlavo alcuni giorni fa con un mio amico e cultore di musica sull'impossibilità di definire uno stile in una parola.

Addirittura esiste una difficoltà profonda nell'avvicinarsi ad un ascolto così lontano e così poco attuabile (come quello di un tempo andato, di una antica registrazione).

Lo stesso problema ce lo poniamo con la storia vera e proprio, con il nostro passato che spesso non capiamo, non sentiamo vicino non tanto nel numero ma nella sua continuità che è ben altra cosa.

Ebbene rendendo il nostro corso di eventi unito e correlato, cercando di non far prevalicare una tecnica su un'altra ma di concentrarci sulla riduzione ad analogie e contraddizioni evidenti nei fenomeni, solo così possiamo renderci conto della forza di continuità e possibilità reciproca tra atteggiamenti dimenticati e slanci invisibili.

Parlando di un fenomeno come la popular music nasce difficile concepirla come il prodotto di una secolarizzazione del mondo e di una sua riduzione contemporanea all'antico bisogno di canti comuni, evocazioni di sogni secolari.

Se la differenza tra una voce umana naturale ed una amplificata fa la differenza tecnologica nel periodo tra le due guerre, in essa può correlarsi la caduta dell'arrangiatore ad un addetto ai lavori e la nascita di un nuovo centro di interesse e di bisogno come il divo e la sua immagine al di là di un testo o di un motivetto.

Tutte queste riflessioni nascono da alcune lezioni sul Rock'n'roll e in generale sul fenomeno popolare di musica (il materiale delle lezioni lo trovate nel database alla voce Triennio).

Well found again, it had been being for two months that I didn't return to write and now I finally have some time and also of the space to be able to bring some thoughts and some novelties.

Ho finito da poco (vi scrivo intorno alle due di notte) una serata con i Lost Property al Druid's Rock, un ottimo pub dove si incontrano tanti singolari ed invogliati auditori, soprattutto stranieri (inglesi ed americani). Mi domandavo, anche con altri miei colleghi, quanto sia difficile fare della musica in un locale, coinvolgere il personale e trovare una certa armonia con gli elementi tecnici spesso inadeguati.

Quello che voglio dirvi, la riflessione breve che sto tentando di passarvi, è che non esiste nella capitale di Italia un servizio musicale degno del pubblico che vuole spendere e bere una birra ascoltando musica. E' una sindrome che si incontra in quasi tutti i pub e club di un certo livello (o meglio di una certa ritagliata storia secolare che spesso manca di essere rinnovata).

La musica non è ancora degna di essere definita come elemento essenziale della vita notturna, elemento a cui dedicarsi con la stessa attenzione con cui ci sicura di far funzionare la cucina di un locale.

E' un effetto di questo tempo, temporaneo e passeggero, in cui è invalsa l'opinione che il live, il gruppo che riproduce in modo vitale delle vibrazioni sia da paragonare ad uno stereo su cui premere play.

Salve a tutti. Vorrei farvi riflettere su un concetto su cui mi sto concentrando sia nel lavoro di insegnante che di compositore. La scorsa volta vi ho offerto alcune indicazioni sul tempo ma la domanda sarebbe un'altra: qual'è il tempo che noi contiamo e vediamo nei quadranti? La questione non è complicata anche perchè si basa su un rapporto molto semplice e capitale, vissuto nelle generazioni e nella storia, che ha influito su ogni pensiero e su ogni stile. Quello del tempo moderno, dalla seconda rivoluzione industriale ad oggi, è un tempo esattamente calcolato, il tempo della sincronizzazione dei paralleli, dei fusi orarai, dei calendari, della settimana perfettamente sette e dell'anno perfettamente dodici. Siamo secolarizzati cioè siamo ridotti totalmente alla pura numerazione? No, non è un problema di calcolo anzi e vi stupirete ancor di più se vi comunico che è un problema di qualità e di armonia. Dobbiamo sempre e in qualsiasi modo mettere assieme il mondo, renderlo nelle sue pecche o misteri un tutto regolabile e definito: è un desiderio dell'uomo moderno questo? No, è il desiderio dell'uomo in generale, di un animale politico, socievole, che crea il suo spazio, si definisce la sua libertà, la lega a dei precetti con cui venire a patti o di cui rendere conto. Queste pratiche appartengono al più comune degli agricoltori, ai loro campi, al conoscere i frutti e alla loro ferma credenza nel circolo delle stagioni. Dal campo alla città il passaggio è veloce, tanto quanto il recupero di una dimensione rurale in un era in cui il concetto di rete a definitivamente espulso da quello di distanza: non esiste più la campagna o la città ma solo una linea diretta e correlata, un insieme di nodi così complessi da riuscire a mangiare in pieno inverno un frutto esotico. La terra vista dallo spazio è l'emblema della nostra necessità di avere un limite ed una indipendenza. La terra vista dallo spazio non è più una sfera ma un patatoide e quindi un ammasso indistinto sede della generazione e della corruzione. Quale concetto può essere così facile da comunicare se non la nostra necessità di avere un recinto, una dottrina, un metodo e delle regole, una catechesi delle norme e una loro critica accettazione? Da un mondo che considerava il cosmo perfetto, animato, simile al nostro corpo ad un mondo che cerca la precisione e lo scarto tra noi e le cose percepite non passa solo una rivoluzione: dalla qualità alla quantità non si può fare a meno della credenza in un limite, in un pressappoco, in una oscurità sempre e comunque, anche in quella materia che si vuole indistinta e senza una qualche connessione con un'anima. Non c'è più anima nel mondo, nel cosmo, nei numeri, nella logica, nella scienza. Ma parlare di scienza è anche parlare di conoscenza, come anche parlare di musica. Il mondo antico si incantava e viveva l' incanto tramite la decantatio, l'evocazione, la spiritualità delle note che rispettav? †??rano rapporti celesti, armonie delle sfere, umanizzazioni di costellazioni. Quando suoniamo una scala non riusciremo mai a definirla in rapporto con l'essenza del mondo, con il mettere assieme rapporti che naturalmente confliggono come l'acqua, l'aria, la terra ed il fuoco. Non sono un passatista, nè mi beo dell'anzianità del mondo, ma anzi mi rallegro nel constatare la sua natura ciclica. Il mondo e la sua storia non possono essere sintetizzati, appartengono a specie che contengono incompletezze formali, contraddizioni equilibrate e perciò soggette sempre a non avere mai una sintesi ma una correlazione e compossibilità. Il vecchio ed il nuovo, un eterno ritorno? Il nuovo sa di passato, il vecchio di futuro. L'orologio è una sintesi del cosmo chiuso e il tempo moderno è tuttavia inteso fisicamente come esteso e inutilizzabile senza coordinate precise. Siamo e non siamo negli stessi fiumi, scendiamo e non scendiamo in essi diceva Eraclito, un personaggio oscuro come è oscuro il mondo che lo ha partorito. Ma nella saggezza antica si rinnova oggi la complessità della precisione, in essa non troveremo mai formule per ipotizzare la varietà degli spazi nel cosmo. In essa troviamo un mondo che c'è, appare, ricco di cose ma povero di essenze o di persone che ne possono capire il significato. Eppure la mancanza di precisione faceva di quelle filosofie delle risposte terribilmente perenni ed eterne. Non c'è bisogno di una mente scientifica per individuare nelle nostre scoperte il segno di quello che siamo stati, e nonostante questo ci sforziamo sempre di non essere mai gli stessi. Oggi spieghiamo il mondo come un’ imperfezione naturale da poter giostrare a forza di ipotesi, prima il mondo era una essenza perfetta ma difficilmente controllabile se non da chi avesse carpito il mistero del suo stare insieme: la domanda è sempre la stessa, la risposta è meno confortevole a seconda dei credi, ma l'anima di tutti noi è sempre convinta che debba esistere qualcosa che lo regga e lo sostenga. La musica è sc? †??rienza ed arte, l'arte come tecnica che ci avvicina ad una armonia con quelle contraddizione che non riusciamo a spiegarci, la scienza come determinazione dei rapporti constatabili in natura tramite esperienza. La musica è naturalmente la forma più alta di avvicinamento con il perchè del cosmo, data la sua tangibile attrazione tra strumenti, corde, aria, armonici, voce umana. In essa ancora oggi è difficile dirimere la qualità e la quantità, l'intonazione naturale da quella temperata, l'improvvisazione dalla costruzione di una composizione. Cosa fare e come porsi nei suoi confronti? Risponderò a questa domanda nelle prossime pubblicazioni, nelle quali cercherò di giustificare alcune mie scelte progettuali e alcune mie metodologie di composizione ed arrangiamento. Tecniche del basso elettrico In questa settimana vi offro un esercizio semplice da capire ma più difficile da applicare in quanto comporta una traslazione in tutte le 12 tonalità nella prima posizione del vostro strumento. Parliamo delle note di volta, note ribattute, studio di terzine in modo diatonico e cromatico applicabile a scale e ad arpeggi. Si prenda ad esempio l'arpeggio della triade maggiore di Fa e si applichi ad ogni nota un movimento che comporta la nota stessa e quella precedente in questo modo: F-E-F/ A-G-A/ C-Bb-C/ F-E-F Proviamo con una applicazione cromatica dello stesso esempio: F-E-F/ A-G#-A/ C-B-C/ F-E-F Queste variazioni sulle note dell'arpeggio rappresentano le cosidette note di volta, utili nell'improvvisazione, nello studio tecnico della resistenza e nell'approfondimento teorico della costruzione di scale ed arpeggi. Applichiamo gli esempi a tutta la scala maggiore: F-E-F/ G-F-G/ A-G-A/ Bb-A-Bb/ C-Bb-C/ D-C-D/ E-D-E/ F-E-F Cromatico: F-E-F/ G-Gb-G/ A-Ab-A/ Bb-A-Bb/ C-Bb-C/ D-Db-D/ E-Eb-E/ F-E-F Come esercizio potete applicare a tutte le scale e arpeggi maggiori in prima posizione sia il modo diatonico che cromatico nelle 12 tonalità. Buon lavoro Anima mundi: an intelligent and powerfu? †??rl being "La scienza, tuttavia, pur donando generosamente, dà solo ciò che deve donare. L'uomo non può riporre nella scienza e nella tecnologia una fiducia talmente radicale e incondizionata da credere che il progresso scientifico e tecnologico possa spiegare qualsiasi cosa e rispondere pienamente a tutti i suoi bisogni esistenziali e spirituali. La scienza non può sostituire la filosofia e la rivelazione rispondendo in mondo esaustivo alle domande più radicali dell'uomo: domande sul significato della vita e della morte, sui valori ultimi, e sulla stessa natura del progresso." Benedetto XVI "If we think that we are going to persuade them to live a rational life based on scientific knowledge, we are not only dreaming — it is like believing in the fairy godmother" Francisco J. Ayala "The crimes of atheism have generally been perpetrated through a hubristic ideology that sees man, not God, as the creator of values. Using the latest techniques of science and technology, man seeks to displace God and create a secular utopia here on earth. Of course if some people - the Jews, the landowners, the unfit, or the handicapped - have to be eliminated in order to achieve this utopia, this is a price the atheist tyrants and their apologists have shown themselves quite willing to pay. Thus they confirm the truth of Fyodor Dostoyevsky's dictum, "If God is not, everything is permitted." Dinesh D'Souza Davide De Caprio 21/11/06 Ben ritrovati. In questo mese di novembre sono cominciati due importanti cicli di lezioni a cui sto lavorando. Il corso di tecnica del basso elettrico presso l'Um e i laboratori teorico musicali dell'Associazione Pensagramma. Ho convogliato entrambi i partecipanti nel mio sito non soltanto per farmi pubblicità ma sopratutto per rispondere ad alcune domande rimaste in sospeso o per offrire nuovi esercizi e nuovi spunti di osservazione. Inoltre per gli allievi dell'UM una infarinatura di alcuni concetti che vanno al di là della pura musica farebbe molto bene data la mancanza, in molti di qu? †??resti, della possibilità di affrontare in modo parallelo allo strumento uno sviluppo dal punto di vista storico della musica. Cominciamo con le domande o i punti in sospeso. Uno dei problemi che maggiormente affliggono gli studenti di uno strumento è il "tempo", non solo nella sua ricerca per l'affrontare gli esercizi ma anche nell'andare dietro di esso. Tutti, me compreso (dato che sono e rimarrò per sempre un allievo almeno privatamente), devono per prima cosa cercare di capire come comportarsi con questa entità che difficilmente può essere praticate o navigata. Ho notato che in una mezz'ora di lezione non possiamo svolgere il programma di un intero argomento. In alcuni casi se l'argomento è scorrevole si può riuscire a sintetizzare alcuni punti fondamentali. Posso allora consigliarvi quello che la mia breve esperienza come sintetizzatore di informazioni (nella creazione di un manuale) e di conoscenza (come laurendo in filosofia) mi ha insegnato: mai, dico mai, saltare le tappe di un concetto. Che significa? Una tappa di un concetto è grossolanamente una divisione che formalmente facciamo di ciò che bisogna assimilare. Se qualcosa non si comprende in modo efficace meglio rinviarlo e appuntare il quesito per una domanda specifica. L'errore maggiore è quello di saltare la domanda e di continuare ad avanzare nella tappa. Si può giustamente continuare a leggere e comprendere le successive mosse della conoscenza ma non si ha la capacità di dare coerenza a tutto quello che una lezione riesce ad offrirvi. Perciò di fronte all'incomprensione di concetti è meglio definire una questione più che non porsela e di cercare il modo di esporla o chiarirla più che rimandarla nel vuoto. Se il tempo vi manca, se il vostro corpo non riesce a seguire il battito metronomico o semplicemente la lancetta dei secondi, allora non abbiate fretta ma sappiate dominarla. Preferisco che l'esercizio che non riesco a combinare riesca ad eseguirlo nel tempo più lento possibile che in quello più veloce. Non è soltanto una questi? †??rone di capire come funzione il mondo e di come accavallarlo in mille occupazioni (come succede per chi lavora e studia per esempio) ma di un saper dominare la nostra fretta, il nostro voler sapere quantitativo. Sarebbe invece più rivoluzionario e conservatore contemporaneamente dare alle nostre occupazioni una veste qualitativa. La rivoluzione sta nell'eludere il problema di dover sempre e per forza fare ostruzione contro chi ci impone un determinato tempo in un determinato giorno. La polemica infatti verte sull'obbligo di dover avere una mezz'ora per spiegare e far comprendere elementi mai completi. Possiamo in questi casi adottare una cotrointerpretazione di quella settaria divisione dell'antica meridiana: allunghiamo il tempo e allunghiamo in esso i nostri quesiti sul da farsi. La maggior parte della conoscenza si basa su delle questioni che si pongono perchè vanno interrogate, è la loro essenza, è il loro porsi che le rende proposizioni inderogabili. Essere capaci di non comprendere è un atto più conoscitivo che il voler rispettare una tabella di marcia. Tutto questo ragionamento vale sia per chi ricerca il tempo per studiare una lezione chi per andare insieme ad una beat del metronomo: se guardate la lancetta dell'orologio e insieme avviate un metronomo a 60 bpm vi accorgerete che parlano lo stesso linguaggio e che quella difficile sequenza che non riuscite quasi a comprendere abbraccia ambiti e mondi che sono e saranno sempre al di là della musica in quanto semplice studio di uno strumento. Ho parlato anche troppo e in maniera prolissa come solito. Vi do appuntamento alla prossima pubblicazione e vi prometto un esercizio molto interessante per lo studio delle scale in prima posizione valido per tutti i livelli ossia le cosiddette "note di volta". Per tutti gli interessanti vi offro il link agli appunti degli argomenti che sto trattando nel laboratorio di storia del suono e della musica. Vi lascio con un paio di news dal web: Dark precision Dark energy: “That’s one of the $64,000 ? †??rquestions "Is dark energy changing?”" Adam Riess. Dark cut: "We are proposing a new, more scientific approach to dispute resolution. Even if it is not directly applicable, the reasoning that goes into fair-division algorithms is valuable. It shows how mathematics can contribute to making dispute resolution more rigorous and precise" Steven J. Brams. Davide De Caprio 12/11/06 Salve a tutti. Da oggi ricomincio a scrivere e a riferirvi informazioni quasi quotidiane su progetti, corsi, esercizi, e notizie varie sul e per il mondo della musica e della scienza. Dal 2 ottobre è cominciato il nuovo anno accademico dell'UM. La multimedialità del nuovo sistema consente di partecipare alle lezioni attraverso un contatto multiplo e molteplice con il materiale di studio. Ho messo appunto un programma di tecnica del basso elettrico che mi ha permesso di confrontarmi con molti materiali e metodi che di solito tendiamo ad escludere dal nostro raggio di azione. La sintesi di tecniche pratiche e praticabili in due anni di base non è per nulla una stesura facile e pretende una certa rigorosità la quale prevedo non possa mai avere una completa soddisfazione se non dalla applicazione del sistema creato. Per questo motivo da oggi e per il futuro continuerò a scrivere settimanalmente (due volte a settimana in maniera costante) per pubblicare chiarimenti ed aggiunte al metodo. Per il resto, informazioni sul libro e sulle fonti potete scrivermi all'indirizzo che trovate nella sezione contact. Ma c'è anche un altro programma che mi mantiene attivo in questi mesi e che alimenta il bagaglio cocettuale di un futuro corso di Storia della musica che si terrà nel prossimo anno. Da questo anno l'Associazione Pensagramma, con cui collaboro come docente, mi dà la possibilità di impartire nelle ore di laboratorio musicale da me dirette delle lezioni mensili su concetti generali sul suono e la musica. Le classi che avrò di fronte saranno di una decina di studenti dai 12 ai 20 anni e l'attenzione riservata al chiarimento di du? †??rbbi o alla conoscenza di altre realtà in un fenomeno creduto singolo, sono per me una grande fonte di stimolo e di ulteriore arricchimento sia sul profilo umano che lavorativo. Ringrazio per questo l'Associazione e il suo presidente dott. Stefano Marturini. Nelle due uscite settimanali che mi sono ripromesso farò un sommario generale di tutto ciò di cui si parlerà nei laboratori anche per una sorta di appunti generali per un eventuale ripasso o chiarificazione. Sempre in relazione a questa Associazione sono fiero di essere diventato coordinatore della programmazione giornalistica e radiofonica della web radio Lostinsound, la quale ripartirà quest'anno con un nuovo stile e un vero e prorpio palinsesto di cui vi parlerò nei prossimi incontri. Passiamo ai progetti musicali. Sto registrando il progetto Arkè con il mio amico collaboratore Riccardo Spreghini, sarà il primo prodotto della mia produzione con uscita prevista per gennaio. Con il cantautore Evandro Gabrieli stiamo ultimando il suo primo disco la cui uscita ad inizio dicembre. Il tour del maestro Franco Califano è sempre in movimento, sono previste una serie breve di date fino a dicembre per poi ricominciare in modo serrato da gennaio con un teatrale in tutta Italia. A Roma continuo la mia collaborazione con il gruppo cover Lost Property. E questo è tutto per oggi, nella prossima pubblicazione si comincerà sul serio ad essere un appuntamento di chiarimenti, sintesi e informazioni aggiuntive sui programmi e i progetti in fieri. Good luck Davide De Caprio 4/08/06 Estemporanea formazione per una estemporanea data del mio nuovo gruppo di vecchi amici: 6 agosto all' "Art Bar" di Porto Badino (a destra la locandina) Il nome del trio è stato dato molto arbitrariamente ma tutto sommato mi va bene ed è di ottimo augurio. Grazie a Matteo e Alessandro Sono molto telegrafico, ormai si è in piena stagione con il Califfo e a fine agosto pubblicherò molte foto interessanti e gustose. Nel frattempo ve ne propongo una live "in assolo" al? †??r Castello di Santa Severa: The summer tour of the master Franco Califano starts by now that will hold me busy in July and Agost, with live in Italy, for then to end with a winter season completely devoted to the theaters. On July 2 the association Pensagramma will close the didactic season with a concert-recital in place and schedule that I will communicate you to brief. I hold to remember it above all to wish a "good luck" to the young students that they will exhibit being for many of them the first time on the stage. Bill is the new project-mystery of the University of the music, great changes and a lot of professionalism, that will be revealed.... is a surprise, in the meantime a" good luck" to the inventor Fabio Mariani and to the whole staff. For all the bassistis my students and friends, will return the class of "technique" held by me in the next academic year of the UM. I am preparing a project very important for me, a challenge in relationship to the knowledge of the world that we have both to personal level and to collective. Within the new UM I will hold a course of History of the music. It is a trip and an idea that suited me and always will go persecuting me, or rather to be able to realize a general, linear, social and scientific history of the development of the sound. What that I have tried to make in my sporadic but always meditated writings was to be able to really define a certain conception of the music as life, as part of parts in continuous movement; but also and above all a conception of music as limit and error, of negation and of failures of the nature of our feelings and passions. I Return, therefore, always on Otto Karolyi and on his so simple text and so hardly summarizable ("The grammar of the music"): the music is art and science. Certainly you cannot be done a history of the art and a history of the science as if their facts were entirely isomorphous, as if they were the dissimilar elements that however produce another chemical mixture. But you cannot even be tried to perform an electrolysis to be able to separate them, in an attempt to polarize the contenders to ask for them since principle separated. The history of the facts and the phenomenons pretends the presence of the errors, the presence of the full acceptance of the mistakes that have happened in the time. Therefore, the art and the science that happen and become actors in the music are not able and will never be able completely to be derivable or sectionable. We need to consider every footstep of the history of the music as a quantity of energy or fluid, of natural and artificial light, of art and science that they fight, not opposing themselves always, but at times not even knowing themselves. What is imitation of the nature (the art) or what responds to the demand to dominate it and to recreate it (the science) comes often intuition and valued to the light of an autonomous development, then polarized, but in sight of purposes often wrong, founded upon causes hidden or representatives incipit of discoveries, styles, sounds or changes, completely and unawares revolutionary. In the History of the music there is everything one world that can be analyzed and rhesus in its concepts only as trace compossibile of the times and the spaces of the human work. I conclude with an interactive regard to one of the most interesting critical of music, over that of art and literature, from a little come us to miss: goodbye Enzo Siciliano. Well found again, it had been being for two months that I didn't return to write and now I finally have some time and also of the space to be able to bring some thoughts and some novelties. The summer tour of the master Franco Califano starts by now that will hold me busy in July and Agost, with live in Italy, for then to end with a winter season completely devoted to the theaters. On July 2 the association Pensagramma will close the didactic season with a concert-recital in place and schedule that I will communicate you to brief. I hold to remember it above all to wish a "good luck" to the young students that they will exhibit being for many of them the first time on the stage. Bill is the new project-mystery of the University of the music, great changes and a lot of professionalism, that will be revealed.... is a surprise, in the meantime a" good luck" to the inventor Fabio Mariani and to the whole staff. For all the bassistis my students and friends, will return the class of "technique" held by me in the next academic year of the UM. I am preparing a project very important for me, a challenge in relationship to the knowledge of the world that we have both to personal level and to collective. Within the new UM I will hold a course of History of the music. It is a trip and an idea that suited me and always will go persecuting me, or rather to be able to realize a general, linear, social and scientific history of the development of the sound. What that I have tried to make in my sporadic but always meditated writings was to be able to really define a certain conception of the music as life, as part of parts in continuous movement; but also and above all a conception of music as limit and error, of negation and of failures of the nature of our feelings and passions. I Return, therefore, always on Otto Karolyi and on his so simple text and so hardly summarizable ("The grammar of the music"): the music is art and science. Certainly you cannot be done a history of the art and a hist?? ??E???d?????????????c?Aory of the science as if their facts were entirely isomorphous, as if they were the dissimilar elements that however produce another chemical mixture. But you cannot even be tried to perform an electrolysis to be able to separate them, in an attempt to polarize the contenders to ask for them since principle separated. The history of the facts and the phenomenons pretends the presence of the errors, the presence of the full acceptance of the mistakes that have happened in the time. Therefore, the art and the science that happen and become actors in the music are not able and will never be able completely to be derivable or sectionable. We need to consider every footstep of the history of the music as a quantity of energy or fluid, of natural and artificial light, of art and science that they fight, not opposing themselves always, but at times not even knowing themselves. What is imitation of the nature (the art) or what responds to the demand to dominate it and to recreate it (the science) comes often intuition and valued to the light of an autonomous development, then polarized, but in sight of purposes often wrong, founded upon causes hidden or representatives incipit of discoveries, styles, sounds or changes, completely and unawares revolutionary. In the History of the music there is everything one world that can be analyzed and rhesus in its concepts only as trace compossibile of the times and the spaces of the human work. I conclude with an interactive regard to one of the most interesting critical of music, over that of art and literature, from a little come us to miss: goodbye Enzo Siciliano. Davide De Caprio,Davide De Caprio bassista, bassista jazz, Davide De Caprio bassista jazz, contrabbassista Davide De Caprio, Contrabbasista, Piano, Davide De Caprio pianoforte, pianoforte, basso elettrico, Davide De Caprio basso elettrico, bassista pop, bassista rock, tournista Davide De Caprio, insegnate Davide De Caprio, insegnate di pianoforte Davide De Caprio, insegnate di basso elettrico Davide De Caprio, insegnante di pianoforte, insegnate di basso elettrico, insegnate di teoria Davide De Caprio, insegnante di teoria, Davide De Caprio musica, musica, Davide De Caprio biografia, biografia, Davide De Caprio progetti, progetti, Davide De Caprio live, live, Davide De Caprio concerti Davide De Caprio, Davide De Caprio musica, musica, Davide De Caprio biografia, biografia, Davide De Caprio progetti, progetti, Davide De Caprio live, live, Davide De Caprio concerti, Davide De Caprio ricercatore, scienza Davide De Caprio, Davide De Caprio Franco Califano, Davide De Caprio Lost Property, Davide De Caprio Zac In Progress, Davide De Caprio Ezio Zaccagnini, Davide De Caprio Umbria Jazz, Berklee School of Boston Davide De Caprio, Pensagramma associazione culturale scuola musicale, Davide De Caprio Pensagramma, insegnante basso, insegnante piano, Davide De Caprio insegnante basso, Davide De Caprio insegnante piano, Davide De Caprio Lost in Sound, Lost in Sound, rubrica NotSound Lost in Sound, Davide De Caprio rubrica NotSound, Davide De Caprio teoria musicale, teoria musicale, logica musicale, Davide De Caprio logica musicale, Arnold Schonberg, Carmelo Bene, Stanley Kubrick, Ben ritrovati, era da due mesi che non ritornavo a scrivere ed ora ho finalmente del tempo ed anche dello spazio per poter riportare alcuni pensieri ed alcune novità. E' ormai cominciato il tour estivo del mastro Franco Califano che mi terrà impegnato soppratutto in luglio ed agost, con live in tutta Italia, per poi concludersi con una stagione invernale completamente dedicata ai teatri. Il 2 luglio l'associazione Pensagramma chiuderà la sua stagione didattica con un concerto saggio in luogo ed orario che vi comunicherò a breve. Tengo a ricordarlo sopratutto per augurare un "in bocca al lupo" ai giovani allievi che si esibiranno essendo per molti di loro lo prima volta sul palco. Bill è il nuovo progetto-mistero dell'Università della musica, grandi cambiamenti e molta professionalità, che verrà rivelato....bè è una sorpresa, nel frattempo un" in bocca al lupo" all'ideatore Fabio Mariani e a tutto lo staff. Per tutti i bassisti miei allievi ed amici, ritornerà la classe di "tecnica" tenuta dal sottoscritto nel prossimo anno accademico dell' UM. Sto preparando un progetto per me molto importante, una sfida in rapporto alla conoscenza che abbiamo del mondo a livello personale ed anche collettivo. Nell'ambito della nuova UM terrò un corso di Storia della musica. E' un percorso ed una idea che mi andava e mi andrà sempre perseguitando, ossia quella di poter realizzare una storia generale , lineare, sociale e scientifica dello sviluppo del suono. Ciò che ho tentato di fare nei miei sporadici ma sempre meditati scritti era di poter realmente definire una certa concezione della musica come vita, come parte di parti in continuo movimento; ma anche e sopratutto di musica come limite ed errore, di negazione e di insuccessi della natura dei nostri sentimenti e passioni. Ritorno perciò sempre su Otto Karolyi e sul suo testo così semplice e così difficilmente riassumibile ("La grammatica della musica"): la musica è arte e scienza. Certamente non si può tentare di fare una storia dell'arte ed una storia del??? ?ela scienza come se i loro fatti fossere del tutto isomorfi, come se fossero gli elementi dissimili che comunque producono un altro composto chimico. Ma nemmeno si può tentare di eseguire una elettrolisi per poterli scindere, in un tentativo di polarizzare i contendenti per richiederli fin da principio separati. La storia dei fatti e dei fenomeni pretende la presenza degli errori, la presenza della piena accettazione degli sbagli che sono avvenuti nel tempo. Perciò, l'arte e la scienza che avvengono e divengono attori nella musica non possono e non potranno mai completamente essere derivabili o componibili. Abbiamo bisogno di considerare ogni passo della storia della musica come una quantità di energia o di fluido, di luce naturale ed artificiale, di arte e scienza che si combattano non opponendosi sempre ma a volte neanche conoscendosi. Ciò che è imitazione della natura (l'arte) o ciò che risponde all'esigenza di dominarla e di ricrearla (la scienza) viene spesso intuito e valutato alla luce di uno sviluppo autonomo, quindi polarizzato, ma in vista di scopi spesso erronei, fondati su cause occulte oppure rappresentanti incipit di scoperte, stili, suoni od ambiementi completamente ed inavvertitamente rivoluzionari. Nella Storia della musica c'è tutto un mondo che non potrà non essere analizzato e reso nei suoi concetti come traccia compossibile dei tempi e degli spazi dell'opera umana. Concludo con un saluto interattivo ad uno dei più interessanti critici di musica, oltre che di arte e letteratura, da poco venutoci a mancare: addio Enzo Siciliano. A proposito di spazio e di tempo, sono molto telegrafico oggi e lo sarò quasi sempre sul web preso atto di alcuni consigli ed alcune amichevoli lamentele sulla difficoltà di lettura dei miei brani. Cercherò di apprendere il limite e di farlo mio per sempre. In ultimo, ho raccolto molti articolo navigando in questi mesi sul web e ve ne offro una interessante cernita: Quanti di fotoni/quanti di informazioni "When it is struck by photo??? ?ens, it reacts with air and water vapor to accelerate the breakdown of organic materials" Popular Science "The laser is beamed into the sky, where it causes a layer of sodium atoms at an altitude of about 90 kilometres to glow. The sodium layer originates from meteorite impacts. The glow produces an artificial star whose change in appearance allows astronomers to measure atmospheric turbulence" New Scientist "Built so far only in laboratories and on a limited scale, quantum computers exploit the quantum-mechanical properties of tiny objects, such as photons and ions, to perform calculations...Such properties include being in a so-called superposition, where an entity simultaneously exists in two or more states that seem mutually exclusive" Science News Nuovi materiali/Nuove materie "No, it's not an alien. Engineers are designing spacecraft that can think for themselves, then execute their own commands, without waiting for cues from ground controllers." New York Times "AMD has increased production of advanced, dual-processor server chips. Dell, which has used only Intel processors until now, announced this month that it would begin using an AMD chip in high-end servers." New York Times "A neutron star X-ray binary system occurs when a normal star orbits a dead star that is so dense all of its atoms have collapsed into neutrons, hence the name “neutron star.” The normal star circles the neutron star the same way Earth orbits the Sun." Science Daily "The magnetic semiconductor material created by Moodera's team is indium oxide with a small amount of chromium added. It sits on top of a conventional silicon semiconductor, where it injects electrons of a given spin orientation into the semiconductor. The spin-polarized electrons then travel through the semiconductor and are read by a spin detector at the other end of the circuit. " Science Daily Alla prossima navigazione Davide De Caprio 9/ 04/ 06 In queste settimane comincia ad essermi molto chiara un’ idea interessante e semp??? ?ere presente all’interno di più ricerche e più studi: è l’idea della compossibilità degli elementi. Preparando un concerto, per me molto importante, un mio progetto, Arké o principi primi alla base degli elementi, mi sono scontrato con la costruzione di una serie di lezione che man mano cerco di introdurre nell’educazione musicale di allievi che seguo singolarmente ed in laboratorio (nonché dell’allievo che riamane sempre in tutti noi e che mai deve abbandonarci). In entrambe le questioni abbiamo per base i suoni, la ricerca da un lato del suono adatto e della modulazione efficace e simultanea, e dall’altro la ricerca di un percorso che sia di ausilio e di accompagnamento allo studio personale della musica e dello strumento che si vuole approfondire. In quest’ultimo percorso torna di nuovo e come primo capitolo la definizione del suono e la sua sintesi fisica o meglio la sua riduzione ad un solo ed unico processo che provoca la sensazione grazie all’apparato uditivo: il suono è una pressione di onde in movimento. Credo di essere arrivato alla conclusione che la ricerca scientifica e quella artistica non possano essere sciolte per arrivare ad una comprensione ultima della nostra percezione e conoscenza. Ma cosa si intende per comprensione? Negli ultimi anni ho cercato di stabilire un percorso logico o di combinazione logica dell’esperienza sonora pretendendo un suono svincolato dalla percezione e uno scopo finalizzato ad un nuovo sistema che logicamente non potrà dare garanzie, essendo aperto e suscettibile alle scoperte e non alle giustificazioni. L’idea di compossibilità degli elementi che realizzano il problema del suono e successivamente della musica, risiede in un discorso che potrebbe non solo non riguardare un sistema aperto ma aprire alla chiusura delle percezioni di un suono. Cosa intendiamo per compossibilità però? Nella storia e nei fenomeni quotidiani possiamo osservare frequentemente la frequenza con cui più elementi e principi ricorrono all’interno di un solo oggetto in azione: la luce e la corrente c??? ?ehe ne permette la fruizione corre sullo stesso concetto di rete centralizzata utilizzato per la distribuzione del gas che a sua volta si è implementato concettualmente sull’approvvigionamento idrico cittadino. La successione delle tecniche e l’evoluzione dei materiali è accompagnata da un rilascio ed un ritorno di vecchi e nuovi principi, innovazione e regressione, ovvero una storia della scienza fondata sulla logica interna dei materiali. Ciò che indichiamo come compossibilità è non solo una caratteristica del materiale che percepiamo nei nostri bisogni, ma rappresenta lo slancio e il distacco della percezione stessa da un’unica configurazione possibile all’ apertura delle possibilità da configurare. L’aver proceduto nel cammino scientifico dall’analisi alla sintesi, ossia dalla classificazione alla unificazione delle possibilità in una unica possibilità di percezioni, ci porta inevitabilmente a considerare tutto ciò che percepiamo come non esistente che al nostro interno e possibile perciò come configurato all’interno in una integrazione tra mente e ambiente, tale da far arretrare il nostro sistema cerebrale da finestra aperta sul mondo a interfaccia che decodifica una informazione rispondendo ad una sua possibilità da pensare: in soldoni le qualità che attribuiamo all’oggetto si “trasferiscono” in toto all’interno della nostra mente senza passare per l’ambiente se non per sintesi o unificazione di un insieme di sensazioni possibili. L’inaccettabilità di considerare le nostre varie e multiple sensazione come un unico movimento di materia o come trasformazione per sottrazione o aumento della stessa , sta alla base del concetto di compossibilità dei fenomeni e della loro correlazione nel tempo, quasi a dover alfine considerare soltanto semplici principi come base per la relatività della nostra conoscenza: trasporto e modificazione. Per tornare allora alla questione pratica di questa settimana, rileggendo a dei ragazzi la prefazione di un importante libro di Ottò Kàrolyi (La grammatica della musica), ho insist??? ?eito sul punto cogente su cui la musica ed il suono si inseriscono nel concetto di compossibilità degli elementi interni: la musica è arte e scienza allo stesso tempo. L’affermazione non è così intuitiva, sia per gli addetti ai lavori sia per gli studenti, tanto che la discussione rimane spesso aperta riguardo alla mancata presenza di un termine rispetto ad un altro nei confronti della musica tout court. Il discorso qui non si formula su due variabili come la teoria e la pratica, ma riguardano uno stesso materiale, il suono, che contiene al suo interno tutto ciò che può contenere il movimento di particelle dal sole all’occhio di un essere sul pianeta terra. L’arte nel suono è paragonabile alla nostra sensazione, al nostro essere animale per dirla come Aristotele, è quell’intuizione sensibile che permette di dividere gli eventi secondo le nostre molteplici eccitazioni, ossia secondo la nostra organizzazione delle percezioni in relazione al nostro corpo e successivamente al nostro pensiero. La scienza nel suono interessa proprio il rapporto dei movimenti e delle trasformazioni del materiale sonoro, le onde, ossia quel passaggio invisibile tra un corpo che vibra e il nostro organo uditivo, tenendo ben lontano il problema della configurazione, ma rendendo il fenomeno come fisicamente e geometricamente costruibile a priori senza alcun rapporto privilegiato con l’oggetto che produce suono e la nostra conoscenza del suono. Due importanti appunti sono stati aggiunti a ciò: un primo appunto riguarda il movimento di un’onda e quindi l’inferenza che anche il silenzio è un suono; un secondo appunto riguarda il come considerare questa commistione di scienza ed arte all’interno dell’esperienza musicale professionale o non e del come un tale interesse possa nascere solo dopo un iter non breve, fatto di consapevolezza degli errori e della mancanza di possibilità di potersi esprimere in modo quasi perfetto, sia con uno strumento sia nell’elaborazione di una opera composta. Il primo appunto apre la questione sul mezzo di propagazio??? ?ene e sulla questione più ampia della possibilità di una percezione (e non della sua esistenza) di un sistema diverso da quello attraverso il quale identifichiamo il suono sul pianeta terra: una formulazione di nuovi sistemi e di una nuova logica che si amplia e si apre sulla possibilità di una nuova percezione sonora. Il secondo appunto non potrà esaurirsi mai ma semmai riempirsi di esempi e di nuovi spunti per l’osservazione di una sempre più completa conoscenza del materiale con cui si gioca e si lavora; il bisogno di un sapere profondo e di una consapevolezza della complessità degli elementi si sviluppa chiaramente in maniera diversa in tutti noi, ma , sempre in base ad una correlazione di eventi, di storie, di intenzioni e di organizzazioni, si vedrà che la nostra necessità di superare i limiti o di incorniciarli, valutandoli per il loro rispetto, avrà sempre ben chiara la messa in comune dell’elemento ignoto ed insuperabile con quello reso razionale e tangibile per tutti. Grazie a questi approfondimenti pubblico alcune traduzione di testi che serviranno da base riflessiva ed educativa nelle successive lezioni e ricerche. Sulla questione fisica e fisiologica del suono si comincerà con l’analizzare il primo capitolo di Hermann Helmholtz sulla sensazione dei toni; parti della prefazione e del primo capitolo del libro di Kàrolyi; la prima parte dell’articolo di Ernest G. McClain “Teoria musicale e cosmologia antica”; estratti da “L’arte di ascoltare” di Plutarco. "Sulla senazione dei suoni"di Hermann von Helmholtz, pag. 7-8 Dover Edition Le sensazioni risultano dall’azione di uno stimolo esterno sull’apparato sensitivo dei nostri nervi. Le sensazioni differiscono per genere, in parte dall’organo del senso eccitato e in parte dalla natura degli stimoli impiegati. Ciascun organo di senso produce peculiari sensazioni e non possono essere eccitati per mezzo di un’altra ; l’occhio dà la sensazione di luce, l’udito il suono, la pelle la sensazione di toccare. Anche quando gli stessi raggi di sole, che eccitano n??? ?eell’occhio la sensazione di luce, urtano sulla pelle ed eccitano i suoi nervi, questi raggi sono sentiti solo come calore, non come luce. Nello stesso modo la vibrazione di un corpo elastico, sentita dall’udito, può anche essere sentita dalla pelle, ma in quel caso produce solo una sensazione di ronzio ondeggiante, non di un suono. La sensazione del suono è perciò una specie di reazione contro uno stimolo esterno, caratteristica dell’udito, non eccitabile in un altro organo del corpo e completamente distinta dalla sensazione di ogni altro senso.Poiché il nostro problema è di studiare le leggi della sensazione uditiva, il nostro primo lavoro sarà di esaminare quanti generi di sensazioni l’ udito possa generare e quali differenze nel mezzo esterno di eccitamento o suono corrispondano a queste diverse sensazione. La prima e principale differenza tra i vari suoni conosciuti dal nostro udito, è quella tra rumore e suono musicale. Il gridare, l’ululare e il fischiare del vento, lo schizzare dell’acqua, il rombare delle vetture, sono esempi del primo genere, e i suoni di tutti gli strumenti musicale esempi del secondo. I rumori e i suoni musicali possono certamente mescolarsi in molti vari modi, e passare impercettibilmente in un altro genere, ma i loro estremi sono profondamente separati. La natura della differenza tra suoni musicali e rumori può generalmente essere determinata da una attenta osservazione uditiva senza alcuna assistenza artificiale. Noi percepiamo che generalmente un rumore è accompagnato da una rapida alterazione di differenti generi di sensazioni del suono. Pensiamo per esempio allo scuotersi di una vettura su una pavimentazione di pietre, lo schizzare o il ribollire di una cascata o delle onde del mare, il fruscio delle foglie in un albero. In tutti questi casi noi abbiamo una rapida, irregolare ma distinta alterazione percettibile di vari generi di suono, che si presentano in modo intermittente. Quando il vento ulula l’alterazione è lenta, il suono lentamente e gradualmente aumenta e poi diminu??? ?eisce di nuovo. E’ anche più o meno possibile separare, in un grande numero di altri rumori, suoni che si alternano in modo nervoso. In seguito saremo assistiti da uno strumento, chiamato risonatore, che aiuterà materialmente l’udito nel fare questa separazione. Dall’altro lato, un suono musicale colpisce l’udito come un suono perfettamente indisturbato, uniforme e che rimane inalterato finché sussiste , senza alterazioni di componenti di vario genere. A questo suono corrisponde poi un semplice e regolare tipo di sensazione, mentre in un rumore molte varie sensazioni di suoni musicali sono irregolarmente mescolati come se fossero cadute in confusione. Noi possiamo certamente comporre rumori fuori dai suoni musicali, ad esempio colpendo simultaneamente tutti i tasti contenuti in una o più ottave di un pianoforte. Ciò ci mostra come i suoni musicali siano i più semplici e regolari elementi della sensazione uditiva, e che noi dobbiamo di conseguenza cominciare per prima cosa dallo studio delle leggi e delle peculiarità di questa classe di sensazioni. "Teoria musicale e cosmologia antica" di Ernest G.McClain [Compendio] Nell’antica Mesopotamia, musica, matematiche, arte, scienza, religione e fantasia poetica erano fuse. Attorno al 3000 prima di Cristo, i Sumeri svilupparono simultaneamente la scrittura cuneiforme, in cui registrarono il loro panteon, ed un sistema numerico in base 60. Ai loro dei erano assegnati numeri che codificavano le proporzioni primarie della musica, con le funzioni degli dei corrispondenti ai loro numeri nella teoria acustica. In seguito i Sumeri hanno creato un modello estensivo aritmetico/tonale per il cosmo. In questa allegoria di vasta portata, il mondo fisico è conosciuto per analogia, e gli dei prendono la loro divinità non solo grazie a forze naturali ma anche a forze “soprannaturali”, intuitiva conoscenza di modelli matematici e forze psicologiche. La notazione matematica cuneiforme, inventata dai Sumeri, è stata completamente utilizzata dal calcolo aritmetico virtuoso di B??? ?eabilonia, politicamente ascesa nel secondo millennio. La notazione consta di molti simboli che sono distribuiti facilmente in pattern comprensibili all’occhio. Per questo motivo molte questione sono rivolte sul problema della memoria. In Mesopotamia, la mitologia ha preso una forma concreta; per esempio, importanti attività degli dei possono essere lette come “eventi” in una tavola di moltiplicazioni denotata come una matrice di mattoni sumeri. La Grecia classica ha estratto tutti i concetti della proporzione tonale radicati nell’allegoria Sumerica/Babilonese per duemila anni , semplicemente in attesa di essere demitologgizzati. Inoltre, poiché la mitologia religiosa dell’India, Cina, Babilonia, Grecia, Israele, e dell’Europa usa fonti e numerazione sumere, la teologia ha bisogno di essere studiata da una prospettiva musicologica. Se la scienza è concepita come conoscenza e la filosofia come amore della saggezza, allora l’invenzione della teoria musicale è chiaramente uno dei più grandi risultati scientifici e filosofici del mondo antico. Quando, dove e come ciò è successo? [Articolo principale] Assunto che l’uomo di Cro-Magnon processava il suono con lo stesso sistema biologico che noi possediamo, gli uomini hanno condiviso circa 5 mila anni di stesse esperienze di ascolto. La teoria musicale come una scienza acustica inizia con la definizione di intervalli, la distanza tra i suoni, attraverso la proporzione di interi o il conto dei numeri, una scoperta tradizionalmente accreditata a Pitagora nel sesto secolo prima di Cristo. Non fino al sedicesimo secolo, quando Vincenzo Galilei (fratello di Galileo, un abile musicista), provò a ripetere alcuni esperimenti attribuiti a Pitagora; si apprese che erano apocrifi ma attribuendo solamente risposte sbagliate o nessuna affatto. Oggi, come regalo della moderna archeologia e degli studi linguistici, la nostra consapevolezza di culture molto più antiche della Grecia è stata incrementata in modo fenomenale. Questo ci permette di mettere da parte le abusate inve??? ?enzioni riferite a Pitagora e di raccontare una storia più probabile, coinvolgendo degli anonimi eroi in altre terre. La mia storia è incentrata in Mesopotamia. Essa dimostra che ogni elemento della teoria dell’intonazione pitagorica era implicita nella matematica e nella mitologia di quelle terra almeno da un millennio, e forse da due, prima che i Greci razionalisti astraessero definitivamente ciò che noi siamo disposti a riconoscere come scienza a partire da una lunga incubazione all’interno della mitologia. Ciò che sembra stupefacente nell’antica Mesopotamia è la totale fusione di quello che noi separiamo nel soggetto: musica, matematica, arte, scienza, religione e fantasia poetica. Tale fusione non è stata mai eguagliata eccetto da Platone, che ereditò le sue forme. Le asserzioni di Socrate riguardo i principi generali degli studi scientifici nel libro settimo della Repubblica, con l’allegoria armonica che segue nei libri 8 e 9, guidano la mia esposizione. I prototipi della Mesopotamia a cui loro ci conducono giustificano completamente il trattamento di Socrate della sua storia personale come uno “scherzo dell’antica Musa”, ereditato da una gloriosa e perduta civiltà. Gli studiosi che sono diventati troppo poco amanti della musica per capire l’azione dell’umanità nella divinità, come Platone temeva potesse succedere, ancora contano su di lui per la conoscenza e per tutti i suoi molti scritti sopravvissuti circa gli armonici e la musica. (Devo omettere qui, per ragioni di spazio, le estensive allegorie armoniche degli Ebrei, di cui le forme parallele infondono la Bibbia con la relativa implicazione musicale dalla prima pagina della Genesi all’ultima pagina della Rivelazione). La musica era importante tanto nell’antica India, Egitto e Cina quanto lo era in Mesopotamia ed in Grecia. Tutte queste culture avevano simili immagini mitiche che enfatizzavano gli stessi numeri, così importanti nel definire gli intervalli musicali; questo aumenta i dubbi sul se mai alcun popolo abbia inventato una teoria acustic??? ?ea. Per esempio, in ogni cultura che conosceva l’arpa in maniera profonda come era conosciuta in Egitto ed in Mesopotamia, le sue visibili varietà di lunghezza delle corde e l’economia dei materiale (le corde richiedo un’accurata e spesso onerosa preparazione), come pura e semplice strategia di sopravvivenza, incoraggiavano i costruttori a notare le correlazioni tra la lunghezza delle corde e l’altezza delle note volute. Allo stesso modo in Cina dove dal 5000 prima di Cristo le ossa delle zampe di grossi uccelli, fornite di buchi per i toni appropriati per una scala, appaiono come flauti messi in coppia nelle cerimonie di sepoltura, l’importanza di materiali appropriati condizionò i costruttori di strumenti a canna a stare attenti alle lunghezze. Le proporzioni di base potrebbero essere state scoperte più di una volta in molti posti, probabilmente grazie alla passione di artigiani e professionisti che di filosofi. Certamente la scoperta è avvenuta non più tardi del quarto millennio prima di Cristo,ossia anteriore alla fondazione della prima dinastia degli Egizi o all’approdo dei Greci sulle costo del Mediterraneo. Estratti da "De recta ratione audiendi (L'arte di ascoltare)" di Plutarco "....Penso comunque che non ti dispiacerà ascoltare qualche preliminare osservazione sul senso dell'udito, che, a detta di Teofrasto, è esposto più di ogni altro alle passioni, dato che non c'è niente che si veda, si gusti o si tocchi, che produca sconvolgimenti, turbamenti o sbigottimenti paragonabili a quelli che afferrano l'anima quando l'udito è investito da certi frastuoni, strepiti o rimbombi. Ma a ben guardare esso ha più legami con la ragione che con la passione, perché se è vero che molte sono le zone e le parti del corpo che offrono al vizio una via d'accesso per cui arriva ad attaccarsi all'anima, per la virtù l'unica presa è data invece dalle orecchie dei giovani, sempreché siano pure e tenute fin dall'inizio al riparo dai guasti dell'adulazione e dal contagio di discorsi cattivi. Per questo Senocrate invitav??? ?ea ad applicare i paraorecchi ai ragazzi più che ai lottatori, perché a questi ultimi i colpi sfigurano le orecchie, mentre ai primi i discorsi distorcono il carattere. Egli non intendeva, comunque che dovessero porsi in una sorta di isolamento acustico o diventare sordi: consigliava solo di proteggerli dai discorsi cattivi prima che altri buoni, come guardie allevate dalla filosofia a protezione del carattere, non ne avessero saldamente occupato la postazione più precaria e maggiormente esposta alla voce della persuasione." "..Dal momento dunque che l'ascolto comporta per i giovani un grande profitto ma un non minore pericolo, credo sia bene riflettere continuamente, con se stessi e con altri, su questo tema. I più invece, a quanto ci è dato vedere, sbagliano, perché si esercitano nell'arte di dire prima di essersi impratichiti in quella di ascoltare, e pensano che per pronunciare, un discorso ci sia bisogno di studio e di esercizio, ma che dall'ascolto, invece, possa trarre profitto anche chi vi s'accosta in modo improvvisato. Se è vero che chi gioca a palla impara contemporaneamente a lanciarla e riceverla, nell'uso della parola, invece, il saperla accogliere bene precede il pronunciarla, allo stesso modo in cui concepimento e gravidanza vengono prima del parto. I parti e i travagli «di vento» delle galline si dice diano origine a gusci imperfetti e privi di vita6: così realmente «di vento» è il discorso che esce da giovani incapaci di ascoltare e disabituati a trarre profitto attraverso l'udito, e oscuro ed ignoto, si disperde sotto le nubi. Quando travasa qualcosa, la gente inclina e ruota i vasi perché l'operazione riesca bene e non ci siano dispersioni, mentre, quando ascolta un filosofo, non impara ad offrire se stessa a chi parla e a seguire attentamente, perché non le sfugga nessuna affermazione utile. E quel che è più ridicolo è che se incontrano uno che racconta di un banchetto, di un corteo, di un sogno o dell'alterco avuto con un altro, restano ad ascoltarlo in silenzio e insistono per sap??? ?eerne di più; ma se uno li tira da parte e vuol dare loro un insegnamento utile, spronarli a qualche dovere, redarguirli in caso di errore o addolcirli quando sono irritati non lo sopportano e se ne hanno la possibilità si sforzano d'averla vinta e si mettono a controbattere le sue parole o, se proprio non ce fanno, lo piantano in asso e vanno alla ricerca di altri insulsi discorsi, riempiendosi le orecchie, quasi fossero vasi difettosi e incrinati, di qualunque cosa piuttosto che di ciò di cui hanno bisogno. I bravi allevatori rendono sensibile al morso la bocca dei cavalli: così i bravi educatori rendono sensibili alle parole le orecchie dei ragazzi insegnando loro non a parlare molto, ma ad ascoltare molto. Nel tessere gli elogi di Epaminonda, Spintaro diceva che non era facile incontrare uno che sapesse di più e parlasse di meno. E la natura, si dice, ha dato a ciascuno di noi due orecchie ma una lingua sola, perché siamo tenuti ad ascoltare più che a parlare." "Il silenzio, dunque, è ornamento sicuro per un giovane in ogni circostanza, ma lo è. in modo particolare quando, ascoltando un altro, evita di agitarsi o di abbaiare ad ogni sua affermazione, e anche se il discorso non gli è troppo gradito, pazienta ed attende che chi sta disertando sia arrivato alla conclusione; e non appena ha finito si guarda dall'investirlo subito di obiezioni, ma, come dice Eschine8, lascia passare un po' di tempo per consentire all'altro di apportare eventuali integrazioni o di rettificare e sopprimere qualche passaggio. Chi si mette subito a controbattere finisce per non ascoltare e non essere ascoltato, e interrompendo il discorso di un altro rimedia una brutta figura. Se invece ha preso l'abitudine di ascoltare in modo controllato e rispettoso, riesce a recepire e a far suo un discorso utile e sa discernere meglio e smascherare l'inutilità o falsità di un altro, e per di più dà di sé l'immagine di una persona che ama la verità e non le dispute, ed è aliena dall'essere avventata o polemica. Non è sbagliato quello che dicono ??? ?ealcuni, e cioè che se si vuole versare qualcosa di buono nei giovani bisogna prima sgonfiarli più di quanto non si faccia con l'aria contenuta negli otri, di ogni presunzione e albagia, perché altrimenti, pieni come sono di alterigia e di boria, non riuscirebbero ad accogliere nulla." Nelle prossime pubblicazioni continueranno le traduzioni dei capitolio di Helmholtz L'evoluzione di una ricerca e l'evoluzione della specie, La certezza è in ogni campo di speculazione una parola complessa, poco indagata ma molto agognata. La certezza non ricerca nulla ma rischia sempre l'essenza del ricercare e quindi non modifica nulla ma confuta soltanto. Basare allora un qualsiasi inizio d'opera sulla certezza del risultato e anche dei dati è un limite contro cui non si può non soccombere, L'uomo ha creduto da tempo immemore ad un programma nell'esistenza di ciò che è e quindi all'apparenza degli elementi che ci accompagnano in virtù di una linea oscura e ostacolata dalle nostre passioni ed emozioni. In questo cammino ha tentano di analizzare e logocentrizzare i processi mentali, creando simboli e logiche che rappresentassero il sensibile, fino a incorrere nell'errore della sapienza e dell'ignoranza storica di scelte a volte già confutate e realizzate dai giganti su cui ci dimentichiamo di essere nani (Frege docet), Albert Einstein, Sono nato a Terracina(LT) il 24/08/85,comincio ad interessarmi alla musica dall’età di dieci anni suonando le percussioni.All’età di dodici anni comincio a studiare in modo costante il basso elettrico,seguendo lezioni private,e il piano da autodidatta.Sempre nella mia provincia d’origine entro a far parte di un gruppo fusion , gli “Afro jazz quartet”, con i quali partecipo alla trasmissione televisiva Help su TMC2 condotta da Red Ronnie. Nel 1999,avevo 14 anni, sempre come bassista degli “ Afro Jazz” prendo parte al concorso nazionale “Baronissi Jazz Festival” dove, oltre all’ affermazione del gruppo nella categoria emergenti, la Giuria – composta, tra gli altri, da Giovanni Tommaso - mi premia come “ miglior talento italiano” concedendomi la partecipazione di diritto, per l’anno successivo, ai summer clinics della Berklee School nell’ambito di Umbria Jazz . Nel frattempo mi iscrivo al Liceo Classico della mia città natale.Durante le edizioni 2000 e 2001 vengo ingaggiato a Perugia nel locale “Celebrate” durante l’ Umbria Jazz Festival come componente della sezione ritmica alternandomi al pianoforte ed al basso elettrico. In tale occasione ho modo di suonare spesso con numerosi musicisti e band stranieri ed italiani tra i quali la band di John Scofield e i Soulive. Nell’edizione 2001 dei Clinics di Perugia ricevo una borsa di studio per la sessione estiva del Berklee College di Boston,l’attestazione di miglior bassista dei corsi e la partecipazione al gruppo scelto per l’esibizione nell’ambito di Umbria Jazz Winter at Orvieto dello stesso anno. Nel frattempo ho avuto occasione di suonare in numerosi locali italiani tra cui l’ Otto Club ed il Bourbon Street di Napoli, il Michelemmà di Pozzuoli, il Vapore di Mestre e la Lampada di Treviso.Inoltre ho accompagnato musicisti quali Pietro Condorelli, Giulio Martino,Luigi Grasso,Pierpaolo Bisogno e Gianni Bardaro.Nel periodo tra il 2002 e 2004 continuo a seguire lezioni private dal mio primo vero insegnante Gianluigi Goglia a Napoli. Acquisto nello stesso periodo un contrabbasso cominciando i primi approcci fondamentali.Ho svolto attività nell’ambito della mia scuola di informazione cinematografica e musicale,con corsi di cineforum e nell’ultimo anno con un esplosivo corso sulla storia dell’accompagnamento jazz-funk insieme al mio amico batterista Matteo Di Capua.Apro un primo blog,L’assente,su hosting splinder.com,sul quale scrivo e tengo discussioni sulle immagini e il suono per me di particolare interesse,e inoltre pubblico poesie su varie riveste web in italiano e in inglese.Nel 2004 è l’anno della maturità conseguita con voto 90/100 con tesi su “La distruzione del potere nel cinema”. Nell’estate dello stesso anno ho partecipato ad un seminario di Markus Stockausen suonando in una ensamble piano e basso elettrico nell’ambito della rassegna Estate 2004 Reggio Emilia.Dal settembre 2004 mi sono trasferito a Roma, dove ho cominciato la mia collaborazione con vari gruppi (vedi progetti), la mia attività di insegnamento presso la scuola Pensagramma (vedi contact) e composizione (vedi database), i miei studi alla facoltà di filosofia La Sapienza,e lezioni private con il bassista Massimo Moriconi, Per qualsiasi informazione su ciò che riguarda i miei progetti e le mie attività potete scrivermi e trovarmi ai seguenti indirizzi: Via Lorenzo Il Magnifico, 75 00162 Roma Via Badino, 145 04019 Terracina (LT) numero di telefono: 329.4080947 indirizzo E-mail : david.decaprio@virgilio.it Se desiderate avere dei dettagli sulla struttura dove insegno e sui corsi che impartisco potete visitare il sito dell’associazione Pensagramma www.pensagramma.it Benritrovati, In questa settimana posso dire di aver fatto due fruttuose esperienze lavorative e spirituali, nel campo musicale e più in generale nel campo dei rapporti umani. La prima di queste è stata il concerto del 7 febbraio al Lettere Caffé, dove in una serata polare e molto lynchiana (il silenzio e la luce rarefatta di Mulholland Drive) abbiamo esordito io e il mio amico musicista Sasha Di Donato presentando il nostro DD2UO. L'esperienza è dovuta al pubblico, una decina di persone, in un corridoio non molto largo, e al suono, minimo ed indispensabile, sussurrato e attento. Devo confessare che è veramente difficile suonare ad un volume che riesca a rispettare i luoghi e l'atmosfera in cui si è chiamati ad esprimere il gioco continuo e parallelo che definiamo musica. Spesso si è abituati a suonare molto forte e a farsi sentire, quando forse l'elemento più importante sta proprio nel più profondo uso che dovremmo concedere al verbo "sentire": ossia sentirci, sentire fuori, sentire assieme, sentire anche chi non sta suonando ma solo ascoltando od osservando. Credo allora che questo gioco continuo che scegliamo di intraprendere come mestiere o come parte di una nostra missione scientifica e creativa (a volte non si sa ben discernere il ruolo che ci compete, preferendo l'una o l'altra ma mai veramente e coraggiosamente quella che desideriamo servare), debba tener conto e tenere a mente il supporto non solo della nostra conoscenza dei fatti che ci accadono e ci inducono a metterci in discussione ma anche di quegli eventi che non ci appartengono ma cui sarebbe istruttivo attribuire ruolo di conoscenza. Conoscere noi stessi è più che mai (e lo è sempre stato) un conoscere noi stessi, per sopravvivere ma anche per vivere bene e per conoscere altrettanto bene. Perciò, davanti a qualcosa che non si è mai avuto il piacere di osservare e sperimentare cerchiamo di non porre la nostra idea per prima ma di lasciarla per ultima dopo aver accuratamente studiato il campo di battaglia o il campo da gioco. La seconda esperienza, che devo in parte al mio amico e collaboratore Ezio Zaccagnini, è la partecipazione ad un progetto di musica africana che fa capo ad un artista senegalese molto interessante e di grande potenziale come è Badara Sek. Io e Ezio siamo gli unici europei in una formazione completamente africana, e il bello è che non c'è bisogno di parlare o di stabilire ciò che si farà in un dato momento, il bello è proprio il calarsi in una storia che ci viene raccontata per mezzo di una lingua sconosciuta ma che è fatta di strumenti e di timbri che sono già dentro di noi, già parte della nostra pulsione comunicativa. Anche in queste situazioni è fondamentale essere rispettosi di ciò che si va ad eseguire e tentare di conoscere l'essenza di una azione, un ritmo, di una "image", un insieme di elementi che possono determinare la riuscita di un suono comune ma particolare perchè prodotto pur sempre da diverse culture e diverse idee. Credo quindi di poter asserire che il miglior modo per produrre una nostra "image", un nostro marchio che rappresenti l'esigenza di soddisfare ciò che internamente definiamo "nostro" derivi appunto dal saper comunicare ciò che nostro non è caricandolo della personale esperienza di servire un progetto che accompagni in ogni istante e rettamente le azioni quotidiane di ogni forma e maniera. Bene, veniamo agli esercizi di oggi. Prima di esporli volevo far notare alcune cose riguardo alla loro esecuzione, poichè essendo esercizi sia tecnici che pratici, dovrebbero costituire un elemento essenziale dello studio giornaliero che comprende però tutto l'arco di una vita. Tali esercizi pubblicati portano come esempio C Major ma è chiaro che dovranno essere eseguiti in tutte e dodici le tonalità. Per quanto riguarda la diteggiatura, non siate molto severi con voi stessi e sappiate crearvi una vostra tecnica che rispetti in linea generale l'economia di esecuzione e il suono che vi state creando. A volte sento esprimere dubbi sull'imposizione di una determinata tecnica o di un determinato passaggio che sarebbe forse evitabile. Fate in modo di sperimentare ogni cosa in sede di studio e di attuare ciò che vi è più comodo e più di ausilio nelle situazioni pratiche. La tecnica e la teoria sono degli elementi definiti che si basano su elementi formali e indiscutibili mentre la pratica deve chiaramente poggiarsi su un insieme di elementi che si contengono stabilmente e per modificazioni successive.In ultimo vorrei precisare una raccomandazione per lo studio giornaliero. Bastano poche ore e ben distribuite nell'arco dei giorni che avete a disposizione, anche due ore divise in modo giusto per argomento e per esercizio vanno bene. L'importante è il sapere fondere più cose e dare spazio anche all'ascolto, sia di voi stessi che di altri, sia della lettura non solo musicale ma di qualunque cosa non appartenga al discorso musicale ma che lo supporti e renda un giusto equilibrio tra tutto ciò che occorre per essere un musicista e non un esecutore tout court: l'ignoranza è il più grande dei mali quando si pretende di avere i mezzi per giustificarla. Per superarla basta avere una conoscenza di tutto ciò che occorre per sembrare di non essere ignoranti ossia l'umiltà della conoscenza di ciò che possiamo fare. First Position (C Major exercise on the scale example n°3) 12/02/06 Benritrovati, In questa settimana posso dire di aver fatto due fruttuose esperienze lavorative e spirituali, nel campo musicale e più in generale nel campo dei rapporti umani. La prima di queste è stata il concerto del 7 febbraio al Lettere Caffé, dove in una serata polare e molto lynchiana (il silenzio e la luce rarefatta di Mulholland Drive) abbiamo esordito io e il mio amico musicista Sasha Di Donato presentando il nostro DD2UO. L'esperienza è dovuta al pubblico, una decina di persone, in un corridoio non molto largo, e al suono, minimo ed indispensabile, sussurrato e attento. Devo confessare che è veramente difficile suonare ad un volume che riesca a rispettare i luoghi e l'atmosfera in cui si è chiamati ad esprimere il gioco continuo e parallelo che definiamo musica. Spesso si è abituati a suonare molto forte e a farsi sentire, quando forse l'elemento più importante sta proprio nel più profondo uso che dovremmo concedere al verbo "sentire": ossia sentirci, sentire fuori, sentire assieme, sentire anche chi non sta suonando ma solo ascoltando od osservando. Credo allora che questo gioco continuo che scegliamo di intraprendere come mestiere o come parte di una nostra missione scientifica e creativa (a volte non si sa ben discernere il ruolo che ci compete, preferendo l'una o l'altra ma mai veramente e coraggiosamente quella che desideriamo servare), debba tener conto e tenere a mente il supporto non solo della nostra conoscenza dei fatti che ci accadono e ci inducono a metterci in discussione ma anche di quegli eventi che non ci appartengono ma cui sarebbe istruttivo attribuire ruolo di conoscenza. Conoscere noi stessi è più che mai (e lo è sempre stato) un conoscere noi stessi, per sopravvivere ma anche per vivere bene e per conoscere altrettanto bene. Perciò, davanti a qualcosa che non si è mai avuto il piacere di osservare e sperimentare cerchiamo di non porre la nostra idea per prima ma di lasciarla per ultima dopo aver accuratamente studiato il campo di battaglia o il campo??L?œ? da gioco. La seconda esperienza, che devo in parte al mio amico e collaboratore Ezio Zaccagnini, è la partecipazione ad un progetto di musica africana che fa capo ad un artista senegalese molto interessante e di grande potenziale come è Badara Sek. Io e Ezio siamo gli unici europei in una formazione completamente africana, e il bello è che non c'è bisogno di parlare o di stabilire ciò che si farà in un dato momento, il bello è proprio il calarsi in una storia che ci viene raccontata per mezzo di una lingua sconosciuta ma che è fatta di strumenti e di timbri che sono già dentro di noi, già parte della nostra pulsione comunicativa. Anche in queste situazioni è fondamentale essere rispettosi di ciò che si va ad eseguire e tentare di conoscere l'essenza di una azione, un ritmo, di una "image", un insieme di elementi che possono determinare la riuscita di un suono comune ma particolare perchè prodotto pur sempre da diverse culture e diverse idee. Credo quindi di poter asserire che il miglior modo per produrre una nostra "image", un nostro marchio che rappresenti l'esigenza di soddisfare ciò che internamente definiamo "nostro" derivi appunto dal saper comunicare ciò che nostro non è caricandolo della personale esperienza di servire un progetto che accompagni in ogni istante e rettamente le azioni quotidiane di ogni forma e maniera. Bene, veniamo agli esercizi di oggi. Prima di esporli volevo far notare alcune cose riguardo alla loro esecuzione, poichè essendo esercizi sia tecnici che pratici, dovrebbero costituire un elemento essenziale dello studio giornaliero che comprende però tutto l'arco di una vita. Tali esercizi pubblicati portano come esempio C Major ma è chiaro che dovranno essere eseguiti in tutte e dodici le tonalità. Per quanto riguarda la diteggiatura, non siate molto severi con voi stessi e sappiate crearvi una vostra tecnica che rispetti in linea generale l'economia di esecuzione e il suono che vi state creando. A volte sento esprimere dubbi sull'imposizione di una determinata tecnica o di un ??L?œ?Â??????determinato passaggio che sarebbe forse evitabile. Fate in modo di sperimentare ogni cosa in sede di studio e di attuare ciò che vi è più comodo e più di ausilio nelle situazioni pratiche. La tecnica e la teoria sono degli elementi definiti che si basano su elementi formali e indiscutibili mentre la pratica deve chiaramente poggiarsi su un insieme di elementi che si contengono stabilmente e per modificazioni successive.In ultimo vorrei precisare una raccomandazione per lo studio giornaliero. Bastano poche ore e ben distribuite nell'arco dei giorni che avete a disposizione, anche due ore divise in modo giusto per argomento e per esercizio vanno bene. L'importante è il sapere fondere più cose e dare spazio anche all'ascolto, sia di voi stessi che di altri, sia della lettura non solo musicale ma di qualunque cosa non appartenga al discorso musicale ma che lo supporti e renda un giusto equilibrio tra tutto ciò che occorre per essere un musicista e non un esecutore tout court: l'ignoranza è il più grande dei mali quando si pretende di avere i mezzi per giustificarla. Per superarla basta avere una conoscenza di tutto ciò che occorre per sembrare di non essere ignoranti ossia l'umiltà della conoscenza di ciò che possiamo fare. First Position (C Major exercise on the scale example n°3) Pattern for quatrains ascendant = E-G-F-E / F-A-G-F / G-B-A-G / A-C-B-A / B-D-C-B / C-E-D-C / D-F-E-D / E-G-F-E / F-A-G-F / G-B-A-G Pattern for quatrain descendant = B-G-A-B / A-F-G-A / G-E-F-G / F-D-E-F / E-C-D-E / D-B-C-D / C-A-B-C / B-G-A-B / A-F-G-A / G-E-F-G Ascendant variance = G-E-F-G / A-F-G-A / B-G-A-B / C-A-B-C / D-B-C-D / E-C-D-E / F-D-E-F / G-E-F-G / A-F-G-A / B-G-A-B Descendant variance = G-B-A-G /F-A-G-F / E-G-F-E / D-F-E-D / C-E-D-C / B-D-C-B / A-C-B-A / G-B-A-G /F-A-G-F First Position (C Major chord example) 3 G E* 3 C A* 2 E D* G* Ascendant arpeggio on the chord of C Major = E-G-C-E-G Descendant = G-E-C-G-E Broken Chord ascendant = E-C-G-E-C-G ??L?œ?Â??????Descendant= G-C-E-G-C-E First Position ( C Major exampleon the scale exercise n°4) Triplet diatonic pattern = F-E-F / G-F-F / A-G-A / B-A-B / C-B-C / D-C-D / E-D-E / F-E-F / G-F-G /A-G-A / B-A-B Descendant = B-A-B / A-G-A / G-F-G / F-E-F / E-D-E / D-C-D / C-B-C / B-A-B / A-G-A / G-F-F / F-E-F Triplet chromatic pattern = F-E-F / G-F#-G / A-G#-A / B-A#-B / C-B-C / D-C#-D / E-D#-E / F-E-F / G-F#-G / A-G#-A / B-A#-B Descendant = B-A#-B / A-G#-A / G-F#-G / F-E-F / E-D#-E / D-C#-D / C-B-C / B-A#-B / A-G#-A / G-F#-G / F-E-F Is there any news on the web ? "Proponents of creationism theories plead that high school science classes should "teach the controversy." They have a point, although it is not the point they think they are making. There is no "evolution versus creationist" scientific controversy. It's a political and philosophical controversy. Yet evolutionary biology has plenty of genuine scientific controversy.If schools taught that kind of controversy and how patient research can eventually resolve it, classroom science would be enriched" ChristianScienceMonitor "At the 2006 IEEE International Solid-State Circuits Conference, researchers from the Netherlands unveiled an all-plastic device that operates at the sought-after, industry-standard frequency of 13.56 megahertz (MHz). When queried via radio waves by a nearby gadget known as a reader, the device responds with an eight-bit code, says Eugenio Cantatore of Philips Research Laboratories in Eindhoven" ScienceNews "This research shows that even after the collisions happened, the Earth had a profound effect on the moon." Laramie Potts First Position (C Major scale example) "...The TESs provide significantly higher detection efficiencies and lower dark count rates than those of typical APDs. The high efficiency and low probability of dark counts, coupled with the relatively short recovery time of TESs, should permit higher secret key transmission rates at longer distances than APD-based systems." Danna Rosenberg "I'm interested in a future where a single device can use every possible frequency" Linda Doyle In ultimo volevo ricordarvi che il 7 febbraio sarò al Lettere Caffè per la prima del mio nuovo duo: DD2uo Davide De Caprio e Sasha Di Donato. Benritrovati, buon anno e buone feste fatte!! Ho cominciato il tour con Califano con un concerto inatteso in diretta su Rai International, un canale satellitare che trasmette per gli italiani nel mondo: un'ora di concerto il giorno di capodanno ed otto milioni di spettatori mi sembra già un bell'inizio! Domani saremo al Mon Amour a Rimini. Ho cominciato la collaborazione con il contautore romano Evandro Gabrieli, pezzi originali e qualche cover, tutto in acustico: live in trio, due chitarre e conrabbasso, il 22 gennaio al Lettere Caffè in Trastevere, Roma. Il primo progetto della mia produzione che comincerò a registrare sarà il duo con il mio amico e polistrumentista Riccardo Spreghini (Sprek), prevista una prima data di presentazione della formazione il 28 gennaio per l'inaugurazione di un centro di Arteterapia a Roma. Ecco alcune notizie dal web: "CLANs is an acronym for Cross-linked Actin Networks. They are formed from the components which maintain the structure of individual cells and are known to change the shape, function and life cycle of cultured cells. Experts from around the world had previously argued whether such structures actually existed inside the body or whether they were just a theoretical possibility" da Science Daily "The key message of our study is that we are able to make use of neural signals deep in our brain to guide our decisions about what items to choose, say when choosing between particular soups in a supermarket, without actually sampling the foods themselves” John O'Doherty "New Swiss research has found that playing the didgeridoo can help reduce snoring and the day time sleepiness associated with the syndrome known as obstructive sleep apnoea" da New in Science ABC Reschieste umane e rappresentazione pratica (Secondo problema) Cosa si intende per funzione di richiesta umana e per funzione di una immagine mentale Le immagini e i ricordi provengono da una base diversa ma sono dei buoni esempi. Una immagine può essere intesa come una percezione o come una rielaborazione di un ricordo oppure ancora come una memoria dello svolgimento di un sogno. I ricordi appartengono alla memoria e anch’essi sono caratterizzati dall’immagine nel senso di antica percezione. In sostanza ciò che accomuna questi elementi è l’immagine stessa e più precisamente la percezione spazio-temporale. Inoltre la percezione reale e quella ricordata possono benissimo essere contenute in un attributo come quello della definitezza: l’immagine sia presente che ricordata è prodotto di interazione tra interno ed esterno e quindi nel suo complesso è scaturita da un processo definito con sue regole sicuramente oscure ma praticamente visibili in ciò che attuiamo. Questa definitezza può far scaturire dei dubbi a tutti coloro che non esitano a mettere in dubbio ogni limite nei processi conoscitivi di ogni specie. Per rassicurare costoro introduco un secondo attributo, il quale servirà per chiarire il limite di una immagine: la soddisfazione visiva. Si entra qui nell’ambito delle sensazioni private e ancor più del sentimento non sensibile ma più che mai pensabile del piacere nelle cose osservabili. Il piacere è qui inteso nella sua sfera di scarica e in relazione all’immagine di risoluzione di una sensazione ossia la percezione è configurazione non univoca ma temporanea la quale provoca in noi una soggettiva immagine indubitabile: la percezione ci soddisfa quindi essa è piacere o meglio il piacere. Deve esistere però una immagine la quale non esplichi del tutto né una configurazione né una soddisfazione: tale immagine risiede nella richiesta umana. Abbiamo detto che le immagini sono definite e legate ad un piacere, ossia le immagini provengono da ambiti determinati di cui però non possediamo una raffigurazione ben precisa dei procedimenti. Una richiesta umana è una immagine intesa in questo senso ma non contiene attributi: essa stessa rappresenta in noi un attributo. Potrebbe a maggior ragione una tale asserzione avvicinare una richiesta ad un piacere e ad una sua soddisfazione poiché effettivamente in qualsiasi atto di richiesta si presuppone uno scopo, il quale, a meno che non sia uno scopo ricavato per coercizione, è la definizione più pragmatica che si possa dare di bisogno nei piaceri. Si da il caso però che negli stati di richiesta in cui gli esseri umani sono di solito assorbiti dominano non scopi consci e perseguibili, ma scopi di cui è conscia la non perseguibilità: è lo scopo che diventa pensabile e la sua sensibilità ipostasi irraggiungibile. Arriviamo allora ad enunciare che la richiesta umana è un processo conscio e giudicabile, calcolabile entro ovvi limiti (nulla è calcolabile se non ciò che emerge in noi come tale), ma soprattutto oggetto di piacere non dato. A differenza di un desiderio che viene in un certo senso caricato dai nostri investimenti mentali e costretto ad essere soddisfatto o modificato con dispiacere, la richiesta umana rimane nell’ambito della pura attuazione incompiuta, è una domanda legata ad una forza ed ad un investimento ancora più grandi di qualsiasi piacere: è il piacere dei piaceri, quello che non si soddisfa e di cui non si sa nulla. Ma si conosce veramente poco di ciò che vorremmo esprimere ed avere? Certamente no, sappiamo che esiste in noi il volere di attuarlo, esiste in noi una propulsione più o meno distribuita nel voler liberare una azione originariamente legata al piacere e creata da esso in maniera ancora oscura ma che poi in via di scarica si interrompe e perde di intensità sedimentandosi come impossibilità o capacità di limite. Ebbene al di là di qualsiasi collegamento con l’idea di coscienza e di giudizio, la richiesta umana è strumento d’altro, anzi è qualcosa d’altro che emerge dalla nostra coscienza e non dichiara assolutamente di crearne un’altra parallela. Dopo aver chiarito la non verificabilità sensibile nonostante il piacere di base e la convivenza all’interno di un insieme di giudizi e di sedimentazioni morali e d’azione, quale potrebbe essere la funzione di un tale prodotto mentale che aspira all’immagine? La sua funzione, alla luce di quanto detto, può essere quella di una coscienza che non conosce nulla ma che vuole rappresentare una nuova conoscenza, in cui il desiderio si ferma per dar spazio alla ragione e non alla pura immaginazione: la ragione di un giudizio di limite. La nuova rappresentazione è la nuova funzione che ci troviamo ad enunciare: una immagine che non si da, una funzione che non attribuiamo ma che è richiesta. Potrà essere soddisfatta? Potrà essere scaricata in qualche modo? Avendo per base un piacere comune ed un terreno simile a quello dell’immagine mentale conscia, inconscia, non conscia che sia, la risposta alle due domande è si, può essere soddisfatta ed il risultato è visibile in ogni nostra opera e relazione, in ogni nostro comportamento: l’azione umana è una percezione delle nostre richieste interne. Questo non prova certo una rappresentazione, ma dà almeno una certa chiarificazione del come e del perché esiste in noi una espressione ed una idea, una richiesta ed una risposta: dovremmo fermarci però alla nostra parzialità o rispondere alle nostre immagini non rappresentate? Due riflessione debbono accompagnarci nel proseguo della ricerca: la definizioni dei casi in cui troviamo la parzialità di una richiesta e la conseguenza etica, che rappresenterà il nostro terzo problema, di una soddisfazione di un limite.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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